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La mia banca è differente

mediterranea banca etica

C’era uno spot con qualcosa di simile un po’ di tempo fa: la mia banca è differente. Ora lo dico con più convinzione di sempre: Banca Etica è differente!

Da sempre la mia banca appoggia esplicitamente le ONG che si occupano di salvataggio dei migranti e in questi giorni infausti ha dato un segnale ancora più forte, approvando il finanziamento al progetto Mediterranea.

La nave italiana Mediterranea è partita in queste ore per raggiungere le acque internazionali che separano le coste italiane da quelle libiche.

La nave ha l’obiettivo di svolgere attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione che quotidianamente vede donne, uomini e bambini rischiare la propria vita, attraversando il Mediterraneo centrale, nell’assenza di soccorsi generata dalle recenti politiche italiane ed europee.

Banca Etica per Mediterranea ha concesso il prestito per avviare la missione e per l’acquisto della nave. Inoltre, stiamo supportando il crowdfunding per raccogliere circa 700mila euro e svolgendo attività di tutoraggio per tutti gli aspetti economiciIn osservanza di tutte le norme e le prassi di prudenza, il fido è anche garantito da garanzie personali prestate da alcuni parlamentari.

Vademecum per Internazionale a Ferrara

Vademecum per Internazionale a Ferrara

A Piazza Cattedrale Gipi ha già incominciato a leggere i nomi delle trentamila persone morte dal 1993 a oggi nel viaggio verso l’Europa; nel cortile del Castello Estense Anna Maria Giordano è on air con RadioTreMondo.

Inizia oggi la dodicesima edizione del Festival di Internazionale a Ferrara; noi come da tradizione partiamo nel pomeriggio e ci fermiamo per tutto il weekend.

L’organizzazione parte un po’ di tempo prima: per trovare da dormire a un prezzo onesto in un posto centrale e decoroso di solito prenotiamo a giugno! In passato ci siamo mossi in macchina ma questo anno abbiamo optato per il treno, più comodo, più veloce e sostenibile, e lo abbiamo prenotato a inizio agosto. E poi i ristoranti, perché con 76.000 persone in città tutte per il festival non è facile trovare posti comodi e gustosi per mangiare, che abbiamo prenotato a inizio della settimana con qualche difficoltà.

Per questa edizione poi avremo un privilegio in più: questo blog e i loro autori stanno per avere un bambino, e al Festival le donne in gravidanza hanno una corsia preferenziale per prendere posto agli eventi. Potremmo quindi risparmiarci la fila mattutina per i tagliandini e non stancarci troppo.

Dell’edizione 2017 ci portiamo dietro una dedica bellissima di Guy Delisle sul suo ultimo fumetto “Fuggire” e la sua presentazione/confronto con Zerocalcare al Teatro Comunale di Ferrara.

E poi personalmente le proiezioni di Mondovisioni, una rassegna di documentari su attualità, diritti umani e informazione curata da CineAgenzia in collaborazione con Internazionale. Aspetto con ansia la visione del documentario sulla situazione in Venezuela che promette benessimo.

Per chi fosse interessato il programma completo lo trovate qui. Buon festival!

 

Pomodori col riso, o pomodori a riso

Pomodori col riso

Il Ferragosto a Roma ha delle tradizioni gastronomiche particolari, fatto di piatti saporiti e poveri da consumare anche freddi nelle gite fuori porta. Potete chiedere in giro ma il menù proposto tradizionalmente sarà sempre quello: pollo con i peperoni e pomodori col riso.

Per il pollo con i peperoni la ricetta da seguire è una sola, quella storica di Sora Lella, che trovate anche in questo magnifico video del 1967.

Sui pomodori invece si apre il dibattito, già a partire dal nome: c’è chi dice “pomodori col riso”, chi dice “pomodori a riso” e chi addirittura azzarda un “pomodori di riso”! Comunque sia qui a casa si chiamano “pomodori col riso” e in questa stagione in cui l’orto è particolarmente generoso di pomodori e pomodorini sono diventati una voce di menù fissa. Insieme ai pomodori dell’orto c’è anche una buona dose di erbette fresche raccolte in casa che profumano il riso di estate. Ecco la ricetta.

INGREDIENTI

• 6 pomodori rossi tondi grandi
• 250 g di riso arborio
• 1 spicchio d’aglio
• 1 mazzetto di prezzemolo
• 2 rametti dI menta
• basilico
• olio extravergine di oliva
• sale
• pepe

Per prima cosa lavate e asciugate i pomodori, tagliateli poi con un coltellino affilato a circa due terzi della loro altezza, tenendo da parte la calotta superiore. Con un cucchiaino svuotate i pomodori facendo attenzione a non bucare il fondo, e raccogliete la polpa in una ciotola. Capovolgete i pomodori e lasciateli scolare.

Frullate la polpa di pomodoro; tritate l’aglio con la menta, il basilico e il prezzemolo e uniteli alla polpa di pomodoro. Aggiungete il riso crudo sciacquato sotto acqua corrente, mescolate e condite con olio, sale e pepe. Lasciate insaporire per 1 ora.

pomodori al riso

Mettete i pomodori in una teglia di ceramica, riempiteli con il riso, ricopriteli con le calotte. Irrorate con olio evo e cuoceteli in forno già caldo a 180° per 50-55 minuti.

Il risultato sarà un riso cotto ma non asciutto, in grado di mantenere tutti i sapori del pomodoro e delle erbette.

Il piatto dà il massimo se a fianco ai pomodori inforniamo (anche nella stessa teglia!) 3 o 4 patate tagliate a spicchi e spolverate con sale e pepe.

4 3 2 1

Il nuovo romanzo di Paul Auster in per punti e per punteggi, secondo me.

4  – l’idea. non si può fare a meno di pensare che Paul Auster abbia trovato un’idea geniale, e che abbia costruito intorno a questa idea un romanzo complicato e allo stesso tempo semplice come una storia a bivi di Topolino.

3 – la pratica. le idee in teoria sembrano tutte buone (e infatti sono idee), ma la realizzazione spesso non è così buona. e invece 4 3 2 1 è un romanzo (anzi 4) avvincente e con una scrittura meticolosa, artigianale, dove i personaggi camminano per la loro strada girando a piccoli bivi, sovrapponendosi per poco (come nel caro Slinding Doors) e vivendo in parallelo tutte le vite che ognuno vorrebbe vivere.

2 – il baseball. non è la prima volta che Paul Auster mi perde quando si perde nel baseball. non so, non è una questione culturale è proprio una narrazione che trovo inutile.

1 – la noia. sì perchè le mille pagine a volte, con il loro girare e rigirare sulle stessa basi annoiano, anche se sono scritte da Paul Auster.

Ho un parco sopra a casa

Si chiama il Parco dei Monti Lucretili; è un parco regionale molto vicino a Roma, ed è un piccolo mondo meraviglioso dove crescono le orchidee selvatiche e fa il nido una coppia di aquile reali.

Non è molto conosciuto, o almeno non lo è per la sua interezza: da Roma si raggiunge con un’ora o poco più Monte Gennaro ma i paesi e i panorami del parco sono anche altri. La vista sul Velino, la piana carsica del Pratone, i lagustelli di Percile, la cresta di Monte Pellecchia.

Oggi un pezzo di questo parco e di questi luoghi amati è raccontato nel video qui sotto, insieme alla storia di alcune delle persone che lavorano nel parco e che lo raccontano ogni giorno.

Liste di libri, ferrovie e infografiche

La Ferrovia Sotterranea

Quando la lista dei libri da leggere all’improvviso si esaurisce incomincio a consultare compulsivamente tutte le mie fonti affidabili: di solito comincio da Anobii (anche se non è più quello di una volta) spulciando cosa hanno in libreria i miei utenti preferiti, poi passo alla rubrica Libri di Internazionale, poi è il turno della classifica di Fahrenheit di Radio Tre e le presentazioni del Festival di Mantova. Di solito le convergenze mi aiutano nella scelta, e questo anno le convergenze erano molte soprattutto su quattro titoli: Patria di Aramburu, che ho già parzialmente raccontato; Exit West di Mohsin Hamid, un libro perfetto sul periodo che stiamo vivendo, sulle migrazioni, sull’amore e sulla fortuna di nascere nel posto giusto (o di aprire la porta giusta); Lincoln nel Bardo, di George Saunders, il titolo più difficile per storia e per ambientazione ma ugualmente godibile, e infine La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead.

La ferrovia sotterranea racconta la storia del viaggio di Cora Randall nell’america schiavista di metà Ottocento, una donna afroamericana che cerca faticosamente di sopravvivere alla schiavitù e di trovare una via di fuga. La trova nella ferrovia sotterranea, che la conduce in un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, e attraverso diversi livelli di schiavitù e di libertà, di solidarietà e odio, di suprematismo e intolleranza. Nella realtà la “Underground Railroad”, la ferrovia sotterranea, non era una ferrovia sotterranea vera e propria, ma una specie di società segreta, una rete di persone che cercava di liberare gli schiavi dalla schiavitù; Whitehead ha trasformato questa rete in un tunnel che attraversa gli Stati Uniti e che raccoglie su carrelli o locomotive sgangherate gli schiavi che riescono a sfuggire ai loro padroni.

Ho iniziato a leggere percorrendo la ferrovia e gli anni di corsa, mangiando le pagine e i chilometri insieme a Cora fino ad arrivare alla fine, e poi li ho ripercorsi piano, rileggendo tutto come la prima volta, studiando le mappe e le storie raccontate nelle varie stazioni, storie crude e purtroppo sempre vere. E a farmi compagnia c’è stato un poster meraviglioso, recuperato allo stand di Edizioni Sur a Più libri Più liberi, elaborato da The Catcher il magazine online della scuola Holden, che finalmente mi ha dato qualcosa da immortalare oltre al mio comodissimo ma inimmortalabile Kobo.

Nei paesi baschi in bicicletta sulle tracce di Aramburu

paesi baschi in bicicletta

Immergersi nella Patria di Aramburu vuol dire fare un viaggio nei Paesi Baschi spaccati dall’Eta, attraversare con le parole 40 anni di storia e sedersi in un bar sul Paseo de Miraconcha a Donostia a mangiare churros.
Ma vuol dire anche esplorare in bici dietro al Txato la Navarra, seguendo il corso del fiume Oria e arrivando al confine con la Francia.

Nel 2015, senza sapere niente di Patria e di Aramburu, abbiamo attraversato i Paesi Baschi in bicicletta, partendo da Morcenx (nelle lande francesi, già meta di altri giri in bici) e arrivando a San Sebastian, tornando indietro per la sperduta Navarra. Read More

Imparare a suonare la tromba a 40 anni

imparare a suonare la tromba

Ci sono cose per cui l’età sembra un ostacolo bloccante, ma forse solo nella nostra testa. E così ogni tanto ci arrendiamo dal coltivare la nostra passione perché ci sentiamo troppo ‘datati’:

  • sono troppo grande per imparare a giocare a pallavolo,
  • sono troppo vecchio per prendere la patente,
  • sono troppo vecchio per imparare a sciare, etc. etc.

E invece no, anche a 40 anni si può imparare a fare qualcosa, con tempi e modi diversi da quelli dei bambini o dei ragazzi, ma con la costanza di chi ha passione.

E quindi anche io, dopo anni di meditazione, mi sono messa a studiare per imparare a suonare la tromba, anche se, almeno secondo la mia esperienza, è uno degli strumenti più difficili e più ostici da imparare, soprattutto per un motivo: tutti ti scoraggiano a imparare da solo. Questo perché la posizione corretta per suonare la tromba non è molto naturale e da soli si prendono vizi che è poi difficile sradicare. E quindi dopo sputacchiamenti e pernacchie varie, alla ricerca del video perfetto per imparare da soli… è partita la ricerca del maestro perfetto.

La tromba è arrivata in regalo al 37esimo anno d’età, è una Yamaha da studio, di buona fattura, adatta ai principianti (in realtà esistono anche trombe più economiche, come questa Alysee, ma anche il suono è abbastanza economico…), ma da lì a trovare l’incastro magico di un maestro in zona, accessibile agli orari comodi e non troppo costoso, ci sono voluti circa 8 mesi. Ovviamente alla mission impossible si è unito anche il marito e quindi a marzo 2016 abbiamo finalmente iniziato le nostre lezioni di tromba, un’ora una volta a settimana, in due.

Ora, a due anni di distanza, posso vedere, anzi ascoltare i primi risultati. La tromba è uno strumento ostico, che prima di emettere un suono quasi decente ti fa soffiare e scoraggiare e abbandonare l’impresa, e certo gli impegni quotidiani che non permettono un esercizio quotidiano dilatano i tempi all’infinito. Oltrettutto le basi di solfeggio imparate tramite il tremendo metodo Bona alla giovine età di 15 anni, quando studiavo la chitarra, sembrano dissolte nel vuoto, e quindi oltre a impare la tecnica della tromba ho anche dovuto reimparare da zero a solfeggiare.

I risultati sono ancora oggi un po’ altalenanti ma è bello sapere di riuscire a emettere qualche suono, di riprodurre anche qualche semplice melodia ascoltata qua e là, nonostante il poco tempo dedicato allo studio dello strumento.

Il consiglio per chi vuole imparare a suonare la tromba è quindi di affidarsi a una scuola di musica o a un insegnante di zona: in tutta Italia ci sono tantissime bande e tutti i maestri accolgono nuovi allievi, anche se non interessati a suonare nella banda locale, come noi.

 

 

Avete visto la scritta Pasqualone (Necci)? chi è/era costui?

scritta pasqualone necci

C’è un mistero che mi attanaglia da anni, un mistero legato al nome Pasqualone (Necci). Se abitate nella campagna romana sarà capitato anche a voi di trovare declinata in vari modi, la scritta ‘Viva Pasqualone’ abbinato o meno al cognome Necci; noi ce l’abbiamo sulla provinciale che ci porta a casa, la leggiamo tutti i giorni e periodicamente torniamo a fare delle ipotesi sul personaggio della scritta. Sì perchè su varie opere pubbliche in zona (viadotti, guard rail, muri vari) appaiono le scritte inneggianti a Pasqualone. Read More

La funivia di Monte Gennaro, e quello che ne rimane

Negli anni sessanta i Monti Lucretili erano più famosi di oggi, anche se il loro nome forse era conosciuto a pochi. Da Roma si veniva in zona a fare la ‘villeggiatura’, a prendere il fresco all’Hotel Millepini di San Polo dei Cavalieri, a passeggiare al Pratone arrivando con la funivia di Monte Gennaro. Sì, perché fino agli anni 80′ da Palombara Sabina si poteva arrivare in cabinovia fino quasi alla cima di monte Zappi, e fermarsi a mangiare o dormire nell’hotel ristorante ora abbandonato. Read More