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Una gita lungo la pista ciclabile Paliano Fiuggi

pista ciclabile paliano fiuggi

Ora che il maltempo sembra finalmente averci dato una tregua è il momento di ripartire a piedi e in bici per le nostre gite fuori Roma.

Uno dei più bei percorsi fatti questo inverno è la pista ciclabile Paliano Fiuggi, un percorso di circa 23 chilometri che segue il tracciato della vecchia ferrovia Roma Fiuggi Frosinone nel tratto dismesso da Paliano a Fiuggi.

Il percorso è molto pittoresco, utilizza infatti un tratto della ferrovia Roma-Frosinone, costruita a partire dal 1912 e man mano abbandonata (per intenderci il tratto romano è quello del trenino Roma-Pantano, sul quale è stato tracciato anche il percorso della Metro C), e passa per i paesini e le stazioni di Serrone, Piglio, Acuto per arrivare poi a Fiuggi.

Noi l’abbiamo fatto in giornata, tornando al punto di partenza (la stazione dismessa di Paliano, che è stata trasformata nel bar  7000 caffè, presso la quale è possibile lasciare parcheggiate anche le macchine), per un totale di circa 47 km a/r. Nel Lazio non sono molti i percorsi ciclabili dedicati totalmente al cicloturista, senza pericoli e senza macchine in agguato, e questo è una piacevole sorpresa, sia per la qualità della pista (con qualche pericolo nel manto ma decisamente sicura), sia per la bellezza del paesaggio. L’arrivo nel periodo invernale a Fiuggi invece riserva ben poche sorprese: la cittadina è deserta e anche negli orari di pranzo è difficile trovare qualche posto di ristoro invitante aperto.

Questo nella foto è uno dei pericoli del manto: all’incrocio della pista con le strade provinciali erano stati piazzati dei paletti per evitare l’ingresso di mezzi a motore nella ciclabile. I paletti ora sono stati rimossi ma in maniera piuttorsto approssimativa, e quello che rimane sono queste borchie di ferro pericolose soprattutto quando scendendo da Fiuggi verso Paliano si acquista una certa velocità. Alcune delle borchie sono anche taglienti, il consiglio è quindi quello di prestare attenzione a ogni incrocio, non alle macchine ma al terreno.

Nei paesi baschi in bicicletta sulle tracce di Aramburu

paesi baschi in bicicletta

Immergersi nella Patria di Aramburu vuol dire fare un viaggio nei Paesi Baschi spaccati dall’Eta, attraversare con le parole 40 anni di storia e sedersi in un bar sul Paseo de Miraconcha a Donostia a mangiare churros.
Ma vuol dire anche esplorare in bici dietro al Txato la Navarra, seguendo il corso del fiume Oria e arrivando al confine con la Francia.

Nel 2015, senza sapere niente di Patria e di Aramburu, abbiamo attraversato i Paesi Baschi in bicicletta, partendo da Morcenx (nelle lande francesi, già meta di altri giri in bici) e arrivando a San Sebastian, tornando indietro per la sperduta Navarra. Read More

Diari della bicicletta

Ovvero da dove abbiamo iniziato con le nostre vacanze in bici.

Parliamo di vacanza perché per quanto riguarda il capitolo ‘ciclismo urbano quotidiano’ da queste parti siamo un po’ frustrati (d’altronde il territorio fuori dal GRA della città metropolitana non aiuta: no piste ciclabili, no parcheggi di scambio, saliscendi infiniti, piloti che se ne fregano dei ciclisti e anche di tutte le regole della decenza al volante). L’estate allora è il momento in cui ci consoliamo esplorando l’Europa in bici e in cui aggiungiamo nuovi capitoli ai nostri diari della bicicletta.

La voglia ci è venuta dopo un anno di vacanze in moto; la dimensione due ruote motorizzate è affascinante ma manca di tutti gli aspetti di spensieratezza che solo la bici può darti. Con la testa dentro a un casco e il rumore del motore ti perdi il vento sulla faccia e i suoni della natura, ti perdi il chiacchierare sui massimi sistemi ascoltando le cicale, l’annusare l’aria e sentire avvicinarsi l’odore della pioggia, l’ascoltare i dialetti che cambiano e i rumori della vita quotidiana che escono dalle finestre, ma soprattutto perdi la dimensione più umana e più lenta del guadagnarsi la meta pedalata dopo pedalata, fermandosi a guardare il cielo e gli animali che ti attraversano la strada.

Sarà una deformazione da anni e anni di campi scout (miei) e di tour su mezzi di trasporti lentissimi (del marito), ma ormai i nostri viaggi sono organizzati solo in base all’utilizzo costante della bicicletta.

Il primo e più avventato viaggio a pedali è stato nel 2011, un’avventura improvvisata e faticosa ma bellissima: treno fino a Bruxelles (con cambio a Parigi) e poi in bici fino a Londra, in un agosto caldissimo, con due bici pieghevoli Decathlon, nessuna prenotazione, uno zaino legato provvisoriamente sul portapacchi e un matrimonio da finire di organizzare. Il viaggio è stato lungo e anche costellato di piccole difficoltà che solo dei ciclisti sprovveduti possono avere (bici nuove e sconosciute, montapacchi montati male, nessun copertone di scorta, bucare proprio nel giorno di chiusura del negozio di bici, non calcolare i tempi per trovare un posto per dormire libero nel Kent ad Agosto, affrontare i ciclisti aggressivi londinesi dopo aver passeggiato in tranquillità nella splendida campagna inglese) ma è stato anche meraviglioso, annaffiato da birre e piogge improvvise, in grado di smaltire tutti i pensieri e le preoccupazioni di due giovinotti che si apprestano al matrimonio. Eccoci qua, soddisfatti e ‘mbriachi.

diari della bicicletta

Da quel viaggio in poi tutte le nostre vacanze estive sono state in bici:  ci sono state le Lande, poi l’Olanda, poi la Drava, poi ancora le Lande e i Paesi Baschi, poi il Portogallo e nel 2017 la ciclabile del Danubio. E ci sono stati i weekend alla scoperta dell’Italia in bici, dalla Sardegna al Friuli, dall’Emilia alla Puglia, stiamo cercando di pedalare per tutto lo stivale!

(il titolo del  post è copiato paro paro dal libriccino di David Byrne, che occupa sempre un posto d’onore nel nostro cuore)