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Pesce sostenibile: quale scegliere?

Mangiare in maniera sostenibile è una bella sfida, soprattutto se si parla di pesce.

Questo è un argomento su cui da tanto tempo in famiglia discutiamo, cerchiamo informazioni e continuiamo a incrociare vari dati.
La nostra cucina cerca di essere sempre sostenibile: cerchiamo di coltivare nel nostro orto più cose possibili, sperimentando la difficoltà di alcune colture e soprattutto di alcuni raccolti, abbiamo un pollaio per le uova e la carne bianca, un pastore di fiducia da cui comprare il pecorino e la ricotta, un norcino locale per comprare ogni tanto della carne rossa e per il resto cerchiamo di affidarci a una grande distribuzione che tuteli i lavoratori e la filiera, scegliendo prodotti solidal e biologici. Il tutto ovviamente spendendo in maniera oculata. Per il pesce però è un dramma: già nella provincia non c’è tanta scelta, i prezzi arrivano alle stelle ed è davvero difficile riuscire a mangiare pesce sostenibile.

In questo marasma di informazioni alcune ci hanno aiutato molto: quest’estate nel bellissimo Oceanario di Lisbona abbiamo trovato diversi spazi dedicati all’informazione su questo tema e questo piccolo ma utile opuscolo su quali tipi di pesce scegliere tra le specie più abbondanti, quelle catturate o allevate in maniera sostenibile e rispettando l’ambiente.

Poi altre indicazioni le abbiamo trovato sul nostro libro guida dell’anno, quello che ci ha raccontato più cose sul cibo, cose di quelle che non ti chiedi mai ma che comunque vorresti sapere, il libro che abbiamo regalato a tutti i nostri amici (si, qualcuno non lo ha letto, lo sappiamo, ma guardate che vi state perdendo la ricetta perfetta dell’Hummus!) e che teniamo sempre a portate di mano. Parliamo di Infofood. Guida infografica al cibo, traduzione di Taste, il libro di Laura Rowe che raccoglie tantissime infografiche sul cibo. Nel capitolo dedicato ai prodotti provenienti dall’acqua c’è un pratico schema con i profili dei pesci sostenibili o meno, in base al metodo di pesca, al numero di esemplari, alla riproducibilità della specie e al suo consumo.

pesce sostenibile - quale scegliere

Un’altra guida la fornisce Greenpeace (veramente mini a dir la verità, che potete scaricare riempiendo il modulo in questa pagina) con interessanti informazioni su come si legge l’etichetta del pescato e su alcuni pesci da preferire a seconda delle stagioni.

In rete si trova anche il sito SlowFish, con molte informazioni interessanti (anche se alcuni link, soprattutto quelli dei contatti dei pescatori italiani, sono un po’ datati) e da dove è possibile scaricare la guida SlowFish di SlowFood (disponibile per il download a questo link), illuminante su alcuni argomenti.

 

Quindi, analizzate tutte le fonti, letto tutto quello che c’era da leggere, ecco i criteri che cerchiamo di seguire per mangiare pesce sostenibile.

Controllare la stagionalità dei pesci: sapevate che anche i pesci hanno una stagionalità? Io no, l’ho scoperto leggendo questa guida: il modo giusto per mangiare pesce in maniera sostenibile è infatti è evitare il periodo in cui i pesci sono in fase riproduttiva. Seguendo questo calendario possiamo quindi mangiare in Primavera lo sgombro e la gallinella, in estate la sogliola e l’orata, tutto l’anno il cefalo, la mormora, lo zerro o l’occhiata. Nella guida si trovano anche ricette per provare a cucinare i pesci meno noti dei nostri mari.

No al pesce d’allevamento: uno dei dilemmi di fronte al banco del pesce è quello degli allevamenti e della salubrità dei pesci allevati in cattività. Se da un lato infatti l’acquacultura sembra meno crudele di alcuni tipi di pesca, dall’altro lato le condizioni di vita dei pesci (anche gli allevamenti in acqua possono essere intensivi…) e il loro trattamento con mangimi chimici e antibiotici ci frena sempre nell’acquisto (anche se economico). C’è da dire inoltre che gli allevamenti non fanno proprio bene all’ambiente circostante (tutti questi prodotti chimici da qualche parte dovranno pur finire) e che, paradossalmente, tutto il pesce pescato utilizzato per nutrire i pesci carnivori degli allevamenti, potrebbe essere usato direttamente per l’alimentazione umana.

No ai pesci piccoli: la taglia dei pesci è molto importante! La maggior parte dei pesci, molluschi e crostacei hanno una ‘taglia minima’ al di sotto della quale non possono essere pescati e commercializzati. Questa norma serve a proteggere i pesci piccoli, appena nati o non ancora arrivati a maturità, e quindi a garantire la loro riproduzione e la loro sopravvivenza.

Sì ai pesci strani, che poi non sono strani, sono solo meno conosciuti, e quindi fuori dal tradizione mercato. Il pesce castagna, per esempio, e il pesce spatola (o bandiera o come lo volete chiamare) sono alcune delle nostre recenti e amatissime scoperte. Si trovano solo nella stagione giusta, sono locali, saporiti e costano poco. Meglio di così!

Sì ai pesci certificati. Rinunciare al tonno non è facile, e se proprio non riusciamo a farne a meno compriamo il tonno pescato a canna certificato da Friend of the Sea. Idem per il merluzzo: solo baccalà certificato MSC.

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