Categoria: These boots

Nei paesi baschi in bicicletta sulle tracce di Aramburu

paesi baschi in bicicletta

Immergersi nella Patria di Aramburu vuol dire fare un viaggio nei Paesi Baschi spaccati dall’Eta, attraversare con le parole 40 anni di storia e sedersi in un bar sul Paseo de Miraconcha a Donostia a mangiare churros.
Ma vuol dire anche esplorare in bici dietro al Txato la Navarra, seguendo il corso del fiume Oria e arrivando al confine con la Francia.

Nel 2015, senza sapere niente di Patria e di Aramburu, abbiamo attraversato i Paesi Baschi in bicicletta, partendo da Morcenx (nelle lande francesi, già meta di altri giri in bici) e arrivando a San Sebastian, tornando indietro per la sperduta Navarra. Read More

An der schönen blauen Donau – La ciclabile del Danubio

tappe ciclabile del danubio

Anche quest’estate non potevamo esimerci dal nostro consueto giro in bici per l’Europa, ma causa tempi stretti burocratici (Miur, ci hai fregato un’altra estate, ma ti perdoniamo perché è stata l’ultima volta!) abbiamo archiviato il progetto Iceland, che esige un budget altissimo o prenotazioni fatte già a febbraio, e ci siamo dedicati a un superclassico del cicloturismo, ovvero la ciclabile del Danubio, da Passau a Vienna.
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Diari della bicicletta

Ovvero da dove abbiamo iniziato con le nostre vacanze in bici.

Parliamo di vacanza perché per quanto riguarda il capitolo ‘ciclismo urbano quotidiano’ da queste parti siamo un po’ frustrati (d’altronde il territorio fuori dal GRA della città metropolitana non aiuta: no piste ciclabili, no parcheggi di scambio, saliscendi infiniti, piloti che se ne fregano dei ciclisti e anche di tutte le regole della decenza al volante). L’estate allora è il momento in cui ci consoliamo esplorando l’Europa in bici e in cui aggiungiamo nuovi capitoli ai nostri diari della bicicletta.

La voglia ci è venuta dopo un anno di vacanze in moto; la dimensione due ruote motorizzate è affascinante ma manca di tutti gli aspetti di spensieratezza che solo la bici può darti. Con la testa dentro a un casco e il rumore del motore ti perdi il vento sulla faccia e i suoni della natura, ti perdi il chiacchierare sui massimi sistemi ascoltando le cicale, l’annusare l’aria e sentire avvicinarsi l’odore della pioggia, l’ascoltare i dialetti che cambiano e i rumori della vita quotidiana che escono dalle finestre, ma soprattutto perdi la dimensione più umana e più lenta del guadagnarsi la meta pedalata dopo pedalata, fermandosi a guardare il cielo e gli animali che ti attraversano la strada.

Sarà una deformazione da anni e anni di campi scout (miei) e di tour su mezzi di trasporti lentissimi (del marito), ma ormai i nostri viaggi sono organizzati solo in base all’utilizzo costante della bicicletta.

Il primo e più avventato viaggio a pedali è stato nel 2011, un’avventura improvvisata e faticosa ma bellissima: treno fino a Bruxelles (con cambio a Parigi) e poi in bici fino a Londra, in un agosto caldissimo, con due bici pieghevoli Decathlon, nessuna prenotazione, uno zaino legato provvisoriamente sul portapacchi e un matrimonio da finire di organizzare. Il viaggio è stato lungo e anche costellato di piccole difficoltà che solo dei ciclisti sprovveduti possono avere (bici nuove e sconosciute, montapacchi montati male, nessun copertone di scorta, bucare proprio nel giorno di chiusura del negozio di bici, non calcolare i tempi per trovare un posto per dormire libero nel Kent ad Agosto, affrontare i ciclisti aggressivi londinesi dopo aver passeggiato in tranquillità nella splendida campagna inglese) ma è stato anche meraviglioso, annaffiato da birre e piogge improvvise, in grado di smaltire tutti i pensieri e le preoccupazioni di due giovinotti che si apprestano al matrimonio. Eccoci qua, soddisfatti e ‘mbriachi.

diari della bicicletta

Da quel viaggio in poi tutte le nostre vacanze estive sono state in bici:  ci sono state le Lande, poi l’Olanda, poi la Drava, poi ancora le Lande e i Paesi Baschi, poi il Portogallo e nel 2017 la ciclabile del Danubio. E ci sono stati i weekend alla scoperta dell’Italia in bici, dalla Sardegna al Friuli, dall’Emilia alla Puglia, stiamo cercando di pedalare per tutto lo stivale!

(il titolo del  post è copiato paro paro dal libriccino di David Byrne, che occupa sempre un posto d’onore nel nostro cuore)

Zaino e/o valigia leggera e essenziale

valigia leggera

Per chi ha passato infanzia, adolescenza e anche un bel pezzo di maturità con l’uniforme degli scout e lo zaino in spalla, dopo anni a ridurre i calzini all’essenziale, a dividere i picchetti della tenda uno per uno e a pesare anche le ciabatte, arriva il momento dello svacco, quello in cui la valigia è enorme e dentro ci hai messo anche il libro da 1000 pagine.

Tutto ciò è successo anche a me, in un viaggio di 4 settimane in cui sono partita con due zaini e anche una borsa supplementare. Ho esagerato, per svariati motivi, primo tra tutti non aver studiato abbastanza la meta e il percorso, ma poi ho fatto mea culpa per tutto il viaggio e ancora dopo ritornando a casa e ancora dopo, quando ho deciso, insieme al coniuge, di ridurre sempre e per sempre il bagaglio all’essenziale.

Abbiamo iniziato così a compilare una lista, che prima abbiamo definito universale, e poi abbiamo declinato in mille varianti intersecabili: abbiamo così la lista mare-bici, quella trekking-moto, quella montagna-mare-bici, quella aereo-mare e via dicendo. Nel tempo siamo arrivati anche a perfezionare l’attrezzattura, investendo in indumenti indistruttibili e poliedrici, e soprattutto in uno zaino perfetto (il MEI Voyageur, di cui magari vi racconterò un po’ di più). Ovviamente ho anche continuato a seguire gli insegnamenti del perfetto zaino scout, e ogni categoria di indumenti ha il suo sacchettino specifico…

Alcune delle cose inserite della lista, che possono sembrare folli, vengono direttamente dai consigli di OneBag, il blog scritto da Doug Dyment, che è diventato un vero e proprio guru del viaggiare leggero (la rubrica per alcuni anni è stata presente anche su Internazionale e alcuni articoli li trovate ancora pubblicati online). Tipo il nastro telato e il tappo universale. Il nastro telato lo abbiamo usato incredibilmente per rattoppare vestiti e in emergenza anche ruote di bicicletta; il tappo universale invece in pratica lo abbiamo usato ovunque per lavare la biancheria: fateci caso ma in molti hotel, ostelli e b&b mancano i tappi nei lavandini, e quindi lasciare ‘a mollo’ magliette e calzini diventa impossibile.
Alcune cose inserite sulle liste di OneBag le abbiamo cassate (come la giacca o l’ombrello), e abbiamo inserito invece elementi come la calzamaglia (utilissima in una notte in tenda in Marocco e da allora in poi in tutte le situazioni in cui arriva il freddo all’improvviso).

Con gli anni alcuni oggetti sono stati sostituiti e/o aggiunti, e al fido zaino sono state affiancate le due borse Ortlieb per la bici; un unico arcano rimane nella lista universale: quelle candele che abbiamo inserito e non abbiamo mai portato nè usato.

(nella foto il contenuto della valigia leggera per il primo viaggio in bici nelle Lande)

Lo scatolone dei viaggi, ovvero come NON conservare ricordi di viaggio

Quello nella foto è il mio scatolone dei viaggi. Forse la foto non racconta bene le dimensioni ma lo scatolone prima conteneva una trapunta per letto matrimoniale, e nonostante le notevoli misure di cm 70x60x25, straborda di cose. Questo è il peggior modo che avete per conservare ricordi di viaggio.

Confesso che finora qualche viaggio l’ho fatto, ma lo scatone non straborda per il numero dei viaggi, ma piuttosto per il numero di ricordi.

Sì perchè per ogni viaggio una delle mie necessità è quella di conservare scontrini, indirizzi, ricevute, cataloghi e anche riviste immobiliari (non si sa mai avessi prima o poi i soldi per comprare quella casa bellissima a Contis les Bains…). Come si può farne a meno? Non si può.

Però lo scatolone non ce la fa più e anche a me tutto quello spazio nel sottotetto sembra sprecato. Oggi allora ho aperto lo scatolone e ho deciso di fare una cernita, ma niente da fare, ci sono cose da cui non mi voglio liberare, conservare ricordi di viaggio per me è indispensabile.

Ho rinunciato a buttare, ma non a riorganizzare: si perchè tutto quel materiale bello e interessante e pieno di vita ora non è consultabile. Se voglio recuperare il nome di quel ristorante fighetto a San Jose devo ribaltare tutto e aprire sacchetto per sacchetto; la maggiorparte delle volte mi stufo prima di trovare quello che cerco e allora anche conservare quel biglietto da visita (perché so che c’è!!) mi sembra inutile.

Ho pensato di fare allora delle scatoline personalizzate per ogni viaggio, tipo queste su Pinterest, belle bellissime da tenere in libreria, chic che non impegnano, ma anche in questo caso la fruizione mi sembre un po’ scomoda, e rischio di far scoppiare anche queste scatole.

Per ora la soluzione migliore che mi è venuta in mente, spulciando anche qua e là su Pinterest è un quaderno di viaggio, anzi uno scrapbook di viaggio sul quale attaccare tutti quei mini pezzettini di carta e quelle guide turistiche local rimediate durante i viaggi. Sarà un lavoro lungo, per questo ho incominciato con lo sfoltire i sacchetti e lasciare solo l’essenziale, che per gli ultimi due viaggi si è tradotto in queste due bustine trasparenti. Il prossimo passo per andare avanti è procurarsi un quaderno non troppo costoso da personalizzare e trasformare in una guida fai da te. Che la forza e la pazienza, e il tempo siano con me!

Fuori Roma: Orvinio, le Pratarelle

gite fuori roma pratarelle

Ci sono posti dove fare gite fuori Roma meravigliosi e fortunatamente sconosciuti, a pochi chilometri dalla capitale. Da casa nostra, che si trova ancora nella Città Metropolitana della capitale (ma per fortuna abbastanza lontana da non sentirne i miasmi), in mezz’ora di macchina arriviamo in valli nascoste e profumate; in un paio di ore a piedi arriviamo in posti ancora più belli, come Monte Gennaro.

Quello che vi racconto oggi è un posto che si può raggiungere sia a piedi, passando per il sentiero 310 da Scandriglia (sono circa 4 km), sia in macchina, attraversando il centro storico di Orvinio e seguendo i cartelli che indicano la località ‘Pratarelle’.Read More

Myanmar o Birmania: cose da sapere prima di partire

è stato molto bello, ma non è stato facile. abbiamo trovato una povertà che non ci aspettavamo, accompagnata da sorrisi enormi, paesaggi mozzafiato e scorci urbani desolanti. Ma ci sono delle cose che voglio appuntare, da ricordare e da raccontare.

Prima di tutto: Myanmar o Birmania? Per ragioni politiche, cioè un’avversione al regime che ha imposto il nuovo nome preferisco usare il nome storico, cambiato nel 1989, e la sua versione inglese, Burma.

Trasporti
Spostarsi in Birmania, se si è turisti, è abbastanza facile: ci sono voli low cost che raggiungono in un’ora tutte le località in cui i turisti sono graditi. Se invece si vuole uscire un po’ dal seminato tutto si fa complicato (forse perchè non è molto gradito il turista fai da te che guarda, parla, etc): non ci sono trasporti pubblici, se non le mitiche ferrovie birmane, risalenti alla colonizzazione inglese, e prendere un pullman vuol dire essere pronti a stare 14 ore seduti per fare 400 km, su strade sterrate, con l’aria condizionata fissa a 15 gradi mentre fuori ce ne sono 35, con la polizia che controlla documenti e passeggeri ad libitum (4 volte nel nostro viaggio di 400 km). In città poche macchine private, pochi bus pubblici, solo taxy. Nei villaggetti carretti a cavallo e risciò. A Bagan siamo anche riusciti ad affittare due bici sgangherate per guardare con tranquillità le zone meno turisti.

Acqua
In Birmania, escludendo le grandi città, non c’è acqua corrente: nei villaggi più fortunati l’acqua per bere si prende dai pozzi, nelle zone aride l’acqua potabile viene distribuita in bidoni. Per tutto il resto c’è l’acqua del fiume; tutto il resto vuol dire lavarsi, cucinare, innaffiare, dissetare gli animali, senza discriminazioni tra dove si scarica e dove si attinge.

Elettricità
La Birmania ha notevoli risorse petrolifere, sfruttate con accordi ad hoc da multinazionali che hanno fatto affari con la giunta militare; l’elettricità però in alcune zone è un lusso a intermittenza. Le infrastrutture sono pali di legno con milioni di fili attaccati, fili penzolanti ai quali ogni tanto si sbatte la testa. Niente lampioni, niente televisori, buio pesto e stelle in evidenza, molto romantico per una vacanza, non molto comodo per viverci.

Il piccolo veicolo: il buddhismo Theravada
In Birmania la maggioranza della popolazione è buddista, e pratica il buddismo theravada (differente dal più noto buddhismo mahayana; ma la storia è lunga, wikipedia la spiega meglio di me). In particolare la tradizione birmana è vissuta sentitamente soprattutto nel monachesimo: tutti i birmani buddisti (89%) almeno una volta nella vita devono farsi monaci, cioè vivere l’esperienza della vita in convento. Questo fa si che le cerimonie relative all’entrata in convento siano sentite come e più dei sacramenti nella religione cattolica: si organizzano vere e proprie feste di paese e la comunità partecipa offrendo qualsiasi tipo di bene possa servire al monaco e al convento. è impressionante vedere come in un paese così povero sia preoccupazione di tutti dare da mangiare ai monaci e pensare al loro sostentamento.

Monk e Nun
Nel buddhismo theravada non ci sono solo i monaci ma anche le suore, anche se nel loro caso non si ha una cerimonia di ordinazione e nessuno obbligo. Le ragazze possono entrare in convento molto piccole, come del resto i ragazzi, e frequentare lì la scuola. Seguono gli stessi ritmi di meditazione e questua degli uomini ma con delle piccole differenze: ai monaci si possono donare cibi pronti, alle donne invece solo cibi da cucinare…

Superstizione
Oltre al buddhismo in Birmania c’è una corrente animista molto forte: si venerano anche i nat, gli spiriti, e si crede molto nell’astrologia e nell’influenza che stelle e stregoni possono avere nella propria vita. A volte gli stregoni sono talmente potenti da cambiare il corso della storia, come quella volta che un consigliere disse al generalissimo che ‘sarebbe arrivato un pericolo da destra’: da allora il senso di marcia delle automobili è cambiato. Prima le macchine avevano il volante a destra e guidavano occupando la corsia di sinistra, come in Gran Bretagna e nelle ex colonie; dopo la premonizione hanno dovuto occupare la corsia di destra: il risultato è che ci sono sia macchina con la guida a destra, sia macchine con la guida a sinistra che si arrabbattano cercando di mantenere sempre la destra.

Uomini con la gonna
Ovvero il Longyi, la gonna tradizionale birmania indossata dagli uomini. Tutti la indossano, dai bambini che vanno a scuola ai vecchietti. E i turisti non sono da meno: dopo il secondo giorno in Birmania tutti indossano il longyi, liberati finalmente dal pregiudizio sulla gonna e apprezzata la sua comodità.

Thanaka, ovvero il cosmetico più usato in Birmania
Ci sono cose per cui la Birmania rimane autentica, e una di queste è sicuramente la thanaka, la crema protettiva che tutte le donne e la maggiorparte dei ragazzi si spalmano tutti i giorni. La thanaka è ricavata dalla corteccia di un albero (Limonia acidissima) e viene spalmata in abbondante quantità per proteggersi dal sole.

Betel
Denti nere e labbra rosse: questo è il risultato della masticazione del betèl, oltre alle numerosissime chiazze su pavimenti e superficie vari. Il betèl è una specie di droga nazionale legale, che viene masticata da tutti gli uomini da 16 anni in su. Si tratta delle noci di una palma locale (Areca catechu) che vengono spezzate, aromatizzate e mescolate con colla di riso e poi ripiegate dentro una foglia. Il risultato è un cartoccetto verde venduto a tutti gli angoli delle strade che viene masticata e sputato con una frequenza imbarazzante.

Plastica (maledetta)

Il primo segno del consumismo arriva con la plastica: è desolante trovarla ammucchiata dietro una pagoda, nel letto di un fiume, sotto una palafitta, ammassata nell’angolo di un lago, ed è ancora peggio vederla sotto una casa e sentirla bruciare con il suo odore tossico. Ci seppellirà prima o poi.

 

NdR

myanmar o birmania

Per il prossimo viaggio NON comprare la Lonely Planet: sta diventando ormai sempre di più solo una lista di informazioni già vecchie. Piuttosto leggere la letteratura di qualsiasi tipo! Per questo viaggio in Myanmar o Birmania abbiamo imparato più da Orwell (Giorni In Birmania, il suo primo libro, illuminante sulla vita nelle colonie inglesi e anche sulla formazione dell’autore) e da Cronache Birmane di Guy Delisle che dalla guida. E da Terzani, che con alcune pagine di ‘Un indovino mi disse’, ci ha illuminati su spiriti e superstizioni.

 

Monte Gennaro Trekking

Uscire alle 10 di mattina con il tuo compagno/compagna e due amici e salire a piedi fino alla cima di Monte Gennaro (1271m s.l.m.).

Mangiare un panino con gli avanzi della grigliata della sera precedente, e ripartire. Attraversare un altopiano carsico, ricoperto d’estate da erba finissima rasa dagli animali da pascolo, e trovarlo invece coperto di neve.

Guardare i riflessi del sole.

Incamminarsi verso casa.

Si son fatte le 18:30.

E’ la vita che voglio fare.

monte gennaro trekking

Orario inizio Monte Gennaro Trekking: 01/26/2013 09:55

Orario fine: 01/26/2013 18:22

Distanza: 15,7 km (08:10)

Tempo movimento: 04:41

Media segmento attuale: 1,9 km/h

Media veloc. mov.: 3,3 km/h

Altitudine minima: 304 m

Altitudine massima: 1327 m

Velocità di salita: 275,9 m/h

Velocità di discesa: -299,3 m/h

Guadagno di elevazione: 1054 m

Perdita di elevazione: -1038 m

Tempo di salita: 03:49

Tempo di discesa: 03:28

Le Lande in bici (pieghevole)

L’idea l’abbiamo già raccontata nel post precedente, qui raccogliamo invece le note di viaggio per chi volesse cimentarsi in questo bellissimo giro delle Lande in bici (non necessariamente in bici pieghevole…).

  • Dove: Lande (Aquitania, Francia)
  • Percorso: Bordeaux, Lacanau, Lacanau Ocean, Andernos les bains, La Teste de Buch, Dune du Pyla, Biscarrosse, Mimizan, Contis les bains, Lit et Mixe, Morcenx (il link alla mappa del percorso)
  • Quando: Agosto 2012
  • Come: in bici pieghevole con ruote da 20′, 7 marce
  • Difficoltà: facile
  • Allenamento necessario: nessuno, pappamolla
  • km percorsi: 350
  • giorni: 11 (inclusi viaggi A/R da e per Roma)
  • Clima: molto caldo, fino a 38°C (ma era una stagione eccezionale, in genere fa un po’ più fresco)
  • Spirito: relax assoluto, fare bei bagni, assaggiare le specialità culinarie del luogo
  • Equipaggiamento: zaino da 35 litri (legato al portapacchi della bici), 3 magliette, 3 mutande, 3 calzini (si lava nel bagno dell’alloggio ogni 2gg, quindi meglio scegliere quelli col bagno in camera), felpa, k-way, qualche attrezzo (chiave universale, brugole), camera d’aria di riserva, pompa, borraccia, ciabatte, asciugamani microfibra
le lande in bici
andernos les bains

Consigli per chi vuole fare il giro delle Lande in bici:

  • Consigliato a chi ama i paesaggi di mare. Spiagge immense, anche totalmente deserte. Mare grosso, dove però è quasi sempre possibile fare il bagno (meglio nelle spiagge sorvegliate dai baywatchers). Per il resto non c’è tantissimo da vedere (non ci sono chiese-borghi-torri-musei).
  • Il percorso è semplice, quasi totalmente su pista ciclabile con asfalto più o meno nuovo. Tutta pianura, un pochino di collina.
  • La Duna di Pyla è un sito spettacolare e da vedere ma stracolmo di turisti. Cercate di andare al mattino presto o al tramonto.
  • Non perdetevi il bacino di Arcachon. State almeno due giorni per capire come si vive con la marea che prosciuga letteralmente il bacino e lascia le barche a secco. Visitate almeno un villaggio ostricolo, anche se non amate le ostriche.
  • Sempre nel bacino di Arcachon fate il giro in bici del parco ornitologico a Le Teich: un paio di chilometri su una lingua di terra in mezzo ad un incredibile paesaggio lunare.
le lande in bici
duna di pyla

Cibo:

  • Da non perdere le specialità locali: le Ostriche, l’Anatra Confit e il Foie Gras
  • Sulla costa il pesce è cucinato decentemente.
  • Il Vino, neanche a dirlo, è ottimo. Bianco, Rosso o Rosato bello fresco, non ci hanno mai deluso pur non spendendo mai cifre elevate (con 15-20 euro si beve un buon vino)
le lande in bici
contis les bains

Consigli generali per il cicloturista:

  • Prenotate gli alloggi o perderete due ore al giorno per cercarne uno che non sia sperduto, troppo caro, troppo topaia.
  • Se avete un gps o telefonino col gps, usatelo. Tracciate la vostra rotta (ad esempio con OruxMap) e condividetela su uno dei tanti siti disponibili (gpsies.com, per esempio) come abbiamo fatto noi. Mettete una stellina sull’alloggio che dovete raggiungere. Quando siete stanchi vi farà comodo sapere già dove dovete andare.
  • Quando pedalate: niente sulle spalle. Noi viaggiamo con zaino 35 litri legato con una “cinghia fissaggio con tensore” sul porta pacchi e una borsetta leggera (con portafogli, macchina fotografica e borraccia) legata sul manubrio.

Buon viaggio.