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La funivia di Monte Gennaro, e quello che ne rimane

Negli anni sessanta i Monti Lucretili erano più famosi di oggi, anche se il loro nome forse era conosciuto a pochi. Da Roma si veniva in zona a fare la ‘villeggiatura’, a prendere il fresco all’Hotel Millepini di San Polo dei Cavalieri, a passeggiare al Pratone arrivando con la funivia di Monte Gennaro. Sì, perché fino agli anni 80′ da Palombara Sabina si poteva arrivare in cabinovia fino quasi alla cima di monte Zappi, e fermarsi a mangiare o dormire nell’hotel ristorante ora abbandonato. Read More

Il Panettone fatto in casa (un articolo dai tempi di lievitazione lunghi)

Panettone fatto in casa

Tutti gli anni si ripropone qui a casa nostra il solito interrogativo: facciamo il panettone? La domanda parte a metà novembre, si arena ai primi di dicembre e riparte di slancio intorno a metà mese, fino a quando si decreta una nuova versione del panettone fatto in casa.

La ricetta è soggetta a revisioni ininterrotte e ogni anno, ripigliamo tutto in mano e rimischiamo le carte. Le basi sono essenzialmente due: il libro delle Sorelle Simili Pane e Roba dolce e l’articolo di Dissapore con la ricetta del panettone di Iginio Massari, seguite dagli appunti presi a matita qua e là durante le varie fasi di lavorazione.

Questo anno finalmente siamo arrivati a una versione oserei dire quasi perfetta, è ora quindi di mettere in bella tutti gli appunti e rielaborare la ricetta e fissarla qui. Ovviamente sarà sempre soggetta a revisioni e migliorie ma intanto avrò fatto ordine.

GLI INGREDIENTI

Tutti gli oracoli che abbiamo interpretato per il panettone fatto in casa dicono che il risultato è dato dalla qualità degli ingredienti, quindi ci siamo impegnati anche in questa scelta.

Per il burro abbiamo usato il Burro Ocello, che ci rovina la definizione bio del panettone ma dà un profumo unico. Non vivendo in una zona di produzione burro è già difficile trovare un burro saporito e profumato, figurarsi trovarlo bio! Nella lotta quindi tra bio e sapore ha vinto il sapore. Ciao Burro Bio Coop, benvenuto Beppino Ocello.

Per le uova non abbiamo avuto problemi, abbiamo uova a chilometro 000, ovvero raccolte direttamente dal pollaio sotto casa, di un giallo intenso e di origine super controllata!

Sia la farina manitoba che la farina 00 sono di Ecor: la usiamo ormai da anni e ci garantisce dei risultati stabili.

Per lo zucchero e il cioccolato siamo fedeli al marchio bio equosolidale della Coop

La vaniglia in stecche è forse il prodotto più costoso che utilizziamo: è quella bio di Baule Volante, e con 8 euro ne portate a casa due misere stecchette (buonissime e profumatissime eh).

I canditi li ho prodotti direttamente io dalle bucce della arance della Cooperativa I Frutti del Sole di Limbadì (qui trovate la ricetta), acquistate nel gruppo d’acquisto della nostra bottega solidale di zona, Equosi. Potete iniziare la lavorazione dei canditi insieme ai rinfreschi del panettone fatto in casa, per averli pronti da inserire nel secondo impasto.

GLI INGREDIENTI TOTALI (ovvero tutto quello che bisogna avere in casa prima di iniziare la lavorazione)

  • 225g di pasta madre sveglisssima rinfrescata con manitoba
  • 550+270 grammi di farina 00
  • 130+50 gr di zucchero
  • 140+140 gr di burro morbido
  • 250+50 di acqua tiepida
  • 12 uova
  • 50 g latte tiepido
  • 10 g di miele
  • 10 g di malto (ma noi abbiamo messo lo sciroppo d’acero)
  • semini di una stecca di vaniglia
  • 10 g di sale
  • 300 g di canditi
  • 300 g di cioccolato fondente

Fondamentali: le forme per il panettone e gli stuzzicadenti o spiedini per sostenere i panettoni a testa in giù!

I IMPASTO

Partiamo prima di tutto dalla nostra pasta madre, attiva ormai da una decina di anni e la rinfreschiamo almeno 5 volte fino ad arrivare a 225 gr. di rinfresco bello sveglio fatto con la farina manitoba. Le Sorelle Simili arrivano a questi 225 grammi scartando sempre metà del rinfresco e buttandolo, noi che non sprechiamo niente con quella metà di rinfresco ci facciamo il pane e la pizza. Iginio Massari dice di usare una farina forte non troppo forte, ma W 280-320 /l 0,55.

Un volta ottenuti i 225 g andiamo a preparare il primo impasto, con un po’ di attenzione ai tempi di lievitazione: secondo i nostri calcoli è meglio prepararlo nel tardo pomeriggio per dare così all’impasto tutta la notte per aumentare 3 volte di volume, arrivando così pronti alla mattina per fare il secondo impasto. Per questo primo impasto ci servono:

  • 550 grammi di farina
  • 130 gr di zucchero
  • 140 gr di burro morbido
  • 250 di acqua tiepida
  • 225 del secondo rinfresco
  • 6 tuorli

Sbattiamo i tuorli e li uniamo con l’acqua tiepida, velocemente (non è necessario che siano ben amalgamati). Nella ciotola dell’impastatore mettiamo la farina, lo zucchero, l’acqua con i tuorli e facciamo impastare per un paio di minuti con il gancio impastatore. Uniamo quindi la pasta madre e impastiamo per circa 15 minuti. Uniamo infine il burro morbido a pezzettini e facciamo lavorare ancora per una decina di minuti. Mettiamo quindi l’impasto in una ciotola unta di burro, la copriamo e la teniamo in un luogo caldo. Per questa operazione noi utilizziamo un mega contenitore di plastica con coperchio che teniamo in forno con la luce accesa fino a quando l’impasto non triplica. Ci vogliono di solito 10-12 ore. Buonanotte!

II IMPASTO

La mattina dopo l’impasto è triplicato a sufficienza per passare alla seconda fase, possiamo quindi preparare tutti gli ingredienti necessari:

  • 50g acqua tiepida
  • 50 g latte tiepido
  • 50 g di zucchero
  • 10 g di miele
  • 10 g di malto (ma noi abbiamo messo lo sciroppo d’acero)
  • 6 tuorli
  • semini di una stecca di vaniglia
  • 10 g di sale
  • 270 g di farina no manitoba
  • aggiungere poi l’impasto precedente
  • 140 g di burro
  • 300 g di canditi
  • 300 g di cioccolato fondente

Mettiamo nella ciotola dell’impastatore l’acqua e il latte tiepidi, lo zucchero, i tuorli, il miele, l’acero, il sale e semini di vaniglia; facciamo mescolare fino a fondere bene il tutto e poi uniamo la farina, sempre usando il gancio impastatore. Andiamo quindi ad aggiungere il primo impasto, facendo lavorare il gancio fino a quando tutto è ben amalgamato. Uniamo poi il burro morbido a pezzettini fino a quando non viene assorbito. Aggiungiamo quindi cioccolato a pezzettini e canditi e lasciamolo impastare fino a quando non sono bene distribuiti (tutto questo mega impasto riesce a girare ancora bene nella nostra impastatrice).

Imburriamo quindi una teglia da forno di pasticceria e ci rovesciamo sopra l’impasto, dividendolo in tre pezzi di circa 800 g ciascuno (li peso al volo mettendo sulla bilancia un pezzetto di carta forno). Con le mani imburrate formo tre palle e le dispongo sulla teglia, le lascio poi lievitare sempre nel forno con la lampada accesa per 20 minuti.

A questo punto gli impasti sono pronti per andare nelle forme del panettone, ma prima occorre lavorarle con un’operazione chiamata pirlatura, una manovra che serve formare una sorta di involucro esterno nell’impasto, dandogli quindi maggiore stabilità nella lievitazione. Anche qui ci sono diversi oracoli, ma posto qui sotto un video che secondo me riesce a far vedere bene il movimento della pirlatura.

Dopo la pirlatura potete finalmente mettere l’impasto nelle forme.

Faccio lievitare sempre nel forno con la lampadina accesa fino a quando l’impasto non avrà raggiunto il bordo delle forme di carta (anche qui ci vogliono 3 o 4 ore).

Arrivato al bordo tiro fuori gli impasti, faccio scaldare il forno a 180° e nel frattempo incido con un lametta la pellicina incidete superficiale, facendo due tagli a croce e sollevando leggermente i quattro lembi. Metto anche una piccola noce di burro nel mezzo.

Mettiamo quindi in forno e cuociamo a 180° per 25-30 minuti. Prima di tirare fuori verifico che sia ben cotto all’interno con uno spiedino di legno.

Una volta sfornati i panettoni vanno subito capovolti e lasciati raffreddare per almeno 12-14 ore a testa in giù. Per questa operazione uso degli spiedini lunghi di acciaio, che mi danno più stabilità degli spiedini di legno.

In queste ore di riposo dovrete fare una lunga lotta contro voi stessi per non assaggiare il panettone fatto in casa che con il suo odore avrà invaso qualsiasi stanza! Il sapore migliore comunque verrà fuori dopo un paio di giorni, nel frattempo conservatelo in una busta di plastica.

Canditi fai da te

Canditi fai da te - Ricetta

Se fate il panettone fatto in casa non potete comprare dei canditi qualunque, ma dovete cimentarvi in questa produzione facile, veloce e profumatissima.

Tra le diverse ricette online per i canditi fai da te troverete quelle che lasciano in ammollo per notti le bucce degli agrumi, ho invece sperimentato con successo una ricetta che sostituisce l’ammollo con diverse bolliture in acqua calda, facendovi risparmiare tempo e garantendo un ottimo risultato.
Ovviamente la materia prima conta moltissimo nel risultato del prodotto, quindi quando posso uso arance e limoni dell’orto, o i cedri dell’albero della suocera, oppure le arance navel del gruppo di acquisto locale (sono arance bio che arrivano direttamente da una cooperativa di Rosarno).

Gli ingredienti sono ovviamente bucce di agrumi e zucchero.

Gli agrumi vanno pelati cercando di eliminare la parte bianca, anche se con alcuni agrumi a buccia molto sottile questo vuol dire avete dei canditi praticamente trasparenti. In generale quindi cercate di utilizzare arance e limoni con la buccia abbastanza spessa.

Una volta pelati gli agrumi tagliate tutte le bucce a listarelle (per me la misura giusta è mezzo centimetro, ma c’è chi le fa anche più larghe).

Preparate un pentolino d’acqua, portatela a ebollizione e buttateci le bucce, lasciandole sbollentare per 5 minuti. Scolatele e fatele raffreddare (l’acqua che rimane della cottura è profumatissima!). Questa operazione va ripetuta almeno altre 2 volte e serve a togliere l’amaro dalle bucce. Alla fine della terza bollitura, per sicurezza, provate ad assaggiare le bucce e se sono ancora troppo amare ripete l’operazione un’altra volta.

Una volta asciugate pesate le bucce: con 4 agrumi dovreste ottenere circa 350 gr di bucce. A questo punto in un pentolino versate una quantità di acqua equivalente al peso delle arance e una quantità di zucchero sempre equivalente (nel mio caso 350g di acqua e 350 g di zucchero).

Lasciate sciogliere bene lo zucchero (anche la qualità dello zucchero influisce sul sapore, quindi usatene uno di canna come questo) e aggiungete quindi le bucce, lasciandole cuocere a fiamma bassa fino a quando non vi sembreranno belle morbide (e prima che lo zucchero inizi a caramellare, altrimenti invece di canditi avrete dei leccalecca – sì, mi è successo!).

Asciugatura Canditi fai da te

Mettete quindi ad asciugare le bucce su un foglio di carta forno. Per l’asciugatura ci vorranno dalle 12 alle 24 ore. A questo punto potete passare i bastoncini canditi nello zucchero semolato o mangiarli direttamente così. O tagliarli a cubetti e versarli nell’impasto del panettone fatto in casa.

Se poi invece fare i canditi fai da te vi sembra troppo lungo e complicato degli ottimi canditi li trovate a questo link.

Un mese con Chimamanda

A  volte la lettura ci trascina in luoghi lontani, dove neanche si pensava di andare. In questo mese di Ottobre è successo così e sono stata per un mese in Nigeria con Chimamanda Ngozi Adichie, che ormai in casa chiamo comunemente per nome (con la c dolce di ciliegia, mi raccomando!)

Ho iniziato a leggere Chimamanda prima dell’estate con il libretto We Should All Be Feminists, tratto dall’omonima Ted Conference (che ha anche ispirato le costosissime magliette di Dior indossate da molte donne famose alla Women’s March del 2017) e ho continuato poi con Cara Ijeawele.

Belli entrambi, d’ispirazione ma poi la curiosità è cresciuta, le domanda sull’identità di Chimamanda anche e allora mi sono immersa nella sua intera produzione. Read More

An der schönen blauen Donau – La ciclabile del Danubio

tappe ciclabile del danubio

Anche quest’estate non potevamo esimerci dal nostro consueto giro in bici per l’Europa, ma causa tempi stretti burocratici (Miur, ci hai fregato un’altra estate, ma ti perdoniamo perché è stata l’ultima volta!) abbiamo archiviato il progetto Iceland, che esige un budget altissimo o prenotazioni fatte già a febbraio, e ci siamo dedicati a un superclassico del cicloturismo, ovvero la ciclabile del Danubio, da Passau a Vienna.
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Un Bosco Temporaneo all’Ex Dogana

Bosco Temporaneo Ex Dogana San Lorenzo - Roma

Ci sono spazi a Roma bellissimi, nascosti e velati dalla polvere che avvolge l’archeologia industriale della città. Ogni tanto però qualcosa ritrova luce e vitalità, come l’ex mattatoio a Testaccio che oggi ospita il Macro e altre decine di eventi culturali, e come in tempi più recenti l’ExDogana a San Lorenzo.

La struttura della dogana, progettata da Angiolo Mazzoni (lo stesso della stazione Termini e della gigantesca cappa in marmo del Mercato Centrale), è stata un importante nodo di scambio delle merci, con una triste parentesi come luogo di partenza dei treni per il campo di concentramento di Auschwitz, e come obiettivo dei bombardamenti del 1943 che distrussero parte dei binari, dei magazzini e degli uffici della struttura. Nel tempo alcune della funzionalità sono state conservate, e fino al 2010 la struttura ha ospitato gli uffici doganali di Roma, anno in cui sono strati trasferiti nella dogana restaurata di via del Commercio. Read More

Diari della bicicletta

Ovvero da dove abbiamo iniziato con le nostre vacanze in bici.

Parliamo di vacanza perché per quanto riguarda il capitolo ‘ciclismo urbano quotidiano’ da queste parti siamo un po’ frustrati (d’altronde il territorio fuori dal GRA della città metropolitana non aiuta: no piste ciclabili, no parcheggi di scambio, saliscendi infiniti, piloti che se ne fregano dei ciclisti e anche di tutte le regole della decenza al volante). L’estate allora è il momento in cui ci consoliamo esplorando l’Europa in bici e in cui aggiungiamo nuovi capitoli ai nostri diari della bicicletta.

La voglia ci è venuta dopo un anno di vacanze in moto; la dimensione due ruote motorizzate è affascinante ma manca di tutti gli aspetti di spensieratezza che solo la bici può darti. Con la testa dentro a un casco e il rumore del motore ti perdi il vento sulla faccia e i suoni della natura, ti perdi il chiacchierare sui massimi sistemi ascoltando le cicale, l’annusare l’aria e sentire avvicinarsi l’odore della pioggia, l’ascoltare i dialetti che cambiano e i rumori della vita quotidiana che escono dalle finestre, ma soprattutto perdi la dimensione più umana e più lenta del guadagnarsi la meta pedalata dopo pedalata, fermandosi a guardare il cielo e gli animali che ti attraversano la strada.

Sarà una deformazione da anni e anni di campi scout (miei) e di tour su mezzi di trasporti lentissimi (del marito), ma ormai i nostri viaggi sono organizzati solo in base all’utilizzo costante della bicicletta.

Il primo e più avventato viaggio a pedali è stato nel 2011, un’avventura improvvisata e faticosa ma bellissima: treno fino a Bruxelles (con cambio a Parigi) e poi in bici fino a Londra, in un agosto caldissimo, con due bici pieghevoli Decathlon, nessuna prenotazione, uno zaino legato provvisoriamente sul portapacchi e un matrimonio da finire di organizzare. Il viaggio è stato lungo e anche costellato di piccole difficoltà che solo dei ciclisti sprovveduti possono avere (bici nuove e sconosciute, montapacchi montati male, nessun copertone di scorta, bucare proprio nel giorno di chiusura del negozio di bici, non calcolare i tempi per trovare un posto per dormire libero nel Kent ad Agosto, affrontare i ciclisti aggressivi londinesi dopo aver passeggiato in tranquillità nella splendida campagna inglese) ma è stato anche meraviglioso, annaffiato da birre e piogge improvvise, in grado di smaltire tutti i pensieri e le preoccupazioni di due giovinotti che si apprestano al matrimonio. Eccoci qua, soddisfatti e ‘mbriachi.

diari della bicicletta

Da quel viaggio in poi tutte le nostre vacanze estive sono state in bici:  ci sono state le Lande, poi l’Olanda, poi la Drava, poi ancora le Lande e i Paesi Baschi, poi il Portogallo e nel 2017 la ciclabile del Danubio. E ci sono stati i weekend alla scoperta dell’Italia in bici, dalla Sardegna al Friuli, dall’Emilia alla Puglia, stiamo cercando di pedalare per tutto lo stivale!

(il titolo del  post è copiato paro paro dal libriccino di David Byrne, che occupa sempre un posto d’onore nel nostro cuore)

Quella volta che mi chiamavo Artura

movimento artura

Per un po’ di mesi in questo 2017 mi sono chiamata Artura. Non è un nome particolarmente bello ma ha un significato particolare perché Artura è nata appena dopo il famigerato Movimento Arturo. Per chi in questa primavera si è perso qualche pezzo di cultura pop sinistroide, il Movimento Arturo, creato della redazione di Gazebo, è un movimento politico satirico che si è autoalimentato e autodefinito da sè.

Nato per sfidare su web e social i piccoli partiti spuntati qua e là, ha attratto in meno di 3 mesi più di 50.000 follower su Twitter, generato centinaia di meme e fornito anche materiali di riflessione a un pezzo della politica che ha visto nei fan di Arturo un popolo di (politicamente) scontenti in fermento.

In questo flusso di coscienza collettivo, da cui sono nati migliaia di circoli virtuali e tematici, ho provato a far entrare in gioco anche la voce delle Arture, cioè una voce declinata al femminile, Movimento Artura, per provare a far emergere nel panorama politico arturiano temi cari a noi donne.

Gli articoli a nome Artura sono stati pubblicati anche sul periodico autoprodotto e autoinventato L’Arturità (potete leggerli in pdf lì, o ripubblicati su questo blog) che con enorme sforzo collettivo dal basso ha provato a tradurre in un prodotto intelligente e fruibile tutte le idee che Movimento Arturo ha generato.

Al momento il Movimento Arturo è in stand-by: il team di Gazebo è passato da Rai3 a La7, sicuramente ci sarà un nuovo programma, con lo stesso team e un nuovo nome ma non è ancora chiaro se ci sarà spazio per Arturo, Artura, tutti i circoli e i loro seguaci.

Zaino e/o valigia leggera e essenziale

valigia leggera

Per chi ha passato infanzia, adolescenza e anche un bel pezzo di maturità con l’uniforme degli scout e lo zaino in spalla, dopo anni a ridurre i calzini all’essenziale, a dividere i picchetti della tenda uno per uno e a pesare anche le ciabatte, arriva il momento dello svacco, quello in cui la valigia è enorme e dentro ci hai messo anche il libro da 1000 pagine.

Tutto ciò è successo anche a me, in un viaggio di 4 settimane in cui sono partita con due zaini e anche una borsa supplementare. Ho esagerato, per svariati motivi, primo tra tutti non aver studiato abbastanza la meta e il percorso, ma poi ho fatto mea culpa per tutto il viaggio e ancora dopo ritornando a casa e ancora dopo, quando ho deciso, insieme al coniuge, di ridurre sempre e per sempre il bagaglio all’essenziale.

Abbiamo iniziato così a compilare una lista, che prima abbiamo definito universale, e poi abbiamo declinato in mille varianti intersecabili: abbiamo così la lista mare-bici, quella trekking-moto, quella montagna-mare-bici, quella aereo-mare e via dicendo. Nel tempo siamo arrivati anche a perfezionare l’attrezzattura, investendo in indumenti indistruttibili e poliedrici, e soprattutto in uno zaino perfetto (il MEI Voyageur, di cui magari vi racconterò un po’ di più). Ovviamente ho anche continuato a seguire gli insegnamenti del perfetto zaino scout, e ogni categoria di indumenti ha il suo sacchettino specifico…

Alcune delle cose inserite della lista, che possono sembrare folli, vengono direttamente dai consigli di OneBag, il blog scritto da Doug Dyment, che è diventato un vero e proprio guru del viaggiare leggero (la rubrica per alcuni anni è stata presente anche su Internazionale e alcuni articoli li trovate ancora pubblicati online). Tipo il nastro telato e il tappo universale. Il nastro telato lo abbiamo usato incredibilmente per rattoppare vestiti e in emergenza anche ruote di bicicletta; il tappo universale invece in pratica lo abbiamo usato ovunque per lavare la biancheria: fateci caso ma in molti hotel, ostelli e b&b mancano i tappi nei lavandini, e quindi lasciare ‘a mollo’ magliette e calzini diventa impossibile.
Alcune cose inserite sulle liste di OneBag le abbiamo cassate (come la giacca o l’ombrello), e abbiamo inserito invece elementi come la calzamaglia (utilissima in una notte in tenda in Marocco e da allora in poi in tutte le situazioni in cui arriva il freddo all’improvviso).

Con gli anni alcuni oggetti sono stati sostituiti e/o aggiunti, e al fido zaino sono state affiancate le due borse Ortlieb per la bici; un unico arcano rimane nella lista universale: quelle candele che abbiamo inserito e non abbiamo mai portato nè usato.

(nella foto il contenuto della valigia leggera per il primo viaggio in bici nelle Lande)