Categoria: News

Ho un parco sopra a casa

Si chiama il Parco dei Monti Lucretili; è un parco regionale molto vicino a Roma, ed è un piccolo mondo meraviglioso dove crescono le orchidee selvatiche e fa il nido una coppia di aquile reali.

Non è molto conosciuto, o almeno non lo è per la sua interezza: da Roma si raggiunge con un’ora o poco più Monte Gennaro ma i paesi e i panorami del parco sono anche altri. La vista sul Velino, la piana carsica del Pratone, i lagustelli di Percile, la cresta di Monte Pellecchia.

Oggi un pezzo di questo parco e di questi luoghi amati è raccontato nel video qui sotto, insieme alla storia di alcune delle persone che lavorano nel parco e che lo raccontano ogni giorno.

Liste di libri, ferrovie e infografiche

La Ferrovia Sotterranea

Quando la lista dei libri da leggere all’improvviso si esaurisce incomincio a consultare compulsivamente tutte le mie fonti affidabili: di solito comincio da Anobii (anche se non è più quello di una volta) spulciando cosa hanno in libreria i miei utenti preferiti, poi passo alla rubrica Libri di Internazionale, poi è il turno della classifica di Fahrenheit di Radio Tre e le presentazioni del Festival di Mantova. Di solito le convergenze mi aiutano nella scelta, e questo anno le convergenze erano molte soprattutto su quattro titoli: Patria di Aramburu, che ho già parzialmente raccontato; Exit West di Mohsin Hamid, un libro perfetto sul periodo che stiamo vivendo, sulle migrazioni, sull’amore e sulla fortuna di nascere nel posto giusto (o di aprire la porta giusta); Lincoln nel Bardo, di George Saunders, il titolo più difficile per storia e per ambientazione ma ugualmente godibile, e infine La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead.

La ferrovia sotterranea racconta la storia del viaggio di Cora Randall nell’america schiavista di metà Ottocento, una donna afroamericana che cerca faticosamente di sopravvivere alla schiavitù e di trovare una via di fuga. La trova nella ferrovia sotterranea, che la conduce in un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, e attraverso diversi livelli di schiavitù e di libertà, di solidarietà e odio, di suprematismo e intolleranza. Nella realtà la “Underground Railroad”, la ferrovia sotterranea, non era una ferrovia sotterranea vera e propria, ma una specie di società segreta, una rete di persone che cercava di liberare gli schiavi dalla schiavitù; Whitehead ha trasformato questa rete in un tunnel che attraversa gli Stati Uniti e che raccoglie su carrelli o locomotive sgangherate gli schiavi che riescono a sfuggire ai loro padroni.

Ho iniziato a leggere percorrendo la ferrovia e gli anni di corsa, mangiando le pagine e i chilometri insieme a Cora fino ad arrivare alla fine, e poi li ho ripercorsi piano, rileggendo tutto come la prima volta, studiando le mappe e le storie raccontate nelle varie stazioni, storie crude e purtroppo sempre vere. E a farmi compagnia c’è stato un poster meraviglioso, recuperato allo stand di Edizioni Sur a Più libri Più liberi, elaborato da The Catcher il magazine online della scuola Holden, che finalmente mi ha dato qualcosa da immortalare oltre al mio comodissimo ma inimmortalabile Kobo.

Nei paesi baschi in bicicletta sulle tracce di Aramburu

paesi baschi in bicicletta

Immergersi nella Patria di Aramburu vuol dire fare un viaggio nei Paesi Baschi spaccati dall’Eta, attraversare con le parole 40 anni di storia e sedersi in un bar sul Paseo de Miraconcha a Donostia a mangiare churros.
Ma vuol dire anche esplorare in bici dietro al Txato la Navarra, seguendo il corso del fiume Oria e arrivando al confine con la Francia.

Nel 2015, senza sapere niente di Patria e di Aramburu, abbiamo attraversato i Paesi Baschi in bicicletta, partendo da Morcenx (nelle lande francesi, già meta di altri giri in bici) e arrivando a San Sebastian, tornando indietro per la sperduta Navarra. Read More

Imparare a suonare la tromba a 40 anni

imparare a suonare la tromba

Ci sono cose per cui l’età sembra un ostacolo bloccante, ma forse solo nella nostra testa. E così ogni tanto ci arrendiamo dal coltivare la nostra passione perché ci sentiamo troppo ‘datati’:

  • sono troppo grande per imparare a giocare a pallavolo,
  • sono troppo vecchio per prendere la patente,
  • sono troppo vecchio per imparare a sciare, etc. etc.

E invece no, anche a 40 anni si può imparare a fare qualcosa, con tempi e modi diversi da quelli dei bambini o dei ragazzi, ma con la costanza di chi ha passione.

E quindi anche io, dopo anni di meditazione, mi sono messa a studiare per imparare a suonare la tromba, anche se, almeno secondo la mia esperienza, è uno degli strumenti più difficili e più ostici da imparare, soprattutto per un motivo: tutti ti scoraggiano a imparare da solo. Questo perché la posizione corretta per suonare la tromba non è molto naturale e da soli si prendono vizi che è poi difficile sradicare. E quindi dopo sputacchiamenti e pernacchie varie, alla ricerca del video perfetto per imparare da soli… è partita la ricerca del maestro perfetto.

La tromba è arrivata in regalo al 37esimo anno d’età, è una Yamaha da studio, di buona fattura, adatta ai principianti (in realtà esistono anche trombe più economiche, come questa Alysee, ma anche il suono è abbastanza economico…), ma da lì a trovare l’incastro magico di un maestro in zona, accessibile agli orari comodi e non troppo costoso, ci sono voluti circa 8 mesi. Ovviamente alla mission impossible si è unito anche il marito e quindi a marzo 2016 abbiamo finalmente iniziato le nostre lezioni di tromba, un’ora una volta a settimana, in due.

Ora, a due anni di distanza, posso vedere, anzi ascoltare i primi risultati. La tromba è uno strumento ostico, che prima di emettere un suono quasi decente ti fa soffiare e scoraggiare e abbandonare l’impresa, e certo gli impegni quotidiani che non permettono un esercizio quotidiano dilatano i tempi all’infinito. Oltrettutto le basi di solfeggio imparate tramite il tremendo metodo Bona alla giovine età di 15 anni, quando studiavo la chitarra, sembrano dissolte nel vuoto, e quindi oltre a impare la tecnica della tromba ho anche dovuto reimparare da zero a solfeggiare.

I risultati sono ancora oggi un po’ altalenanti ma è bello sapere di riuscire a emettere qualche suono, di riprodurre anche qualche semplice melodia ascoltata qua e là, nonostante il poco tempo dedicato allo studio dello strumento.

Il consiglio per chi vuole imparare a suonare la tromba è quindi di affidarsi a una scuola di musica o a un insegnante di zona: in tutta Italia ci sono tantissime bande e tutti i maestri accolgono nuovi allievi, anche se non interessati a suonare nella banda locale, come noi.

 

 

Avete visto la scritta Pasqualone (Necci)? chi è/era costui?

scritta pasqualone necci

C’è un mistero che mi attanaglia da anni, un mistero legato al nome Pasqualone (Necci). Se abitate nella campagna romana sarà capitato anche a voi di trovare declinata in vari modi, la scritta ‘Viva Pasqualone’ abbinato o meno al cognome Necci; noi ce l’abbiamo sulla provinciale che ci porta a casa, la leggiamo tutti i giorni e periodicamente torniamo a fare delle ipotesi sul personaggio della scritta. Sì perchè su varie opere pubbliche in zona (viadotti, guard rail, muri vari) appaiono le scritte inneggianti a Pasqualone.Read More

La funivia di Monte Gennaro, e quello che ne rimane

Negli anni sessanta i Monti Lucretili erano più famosi di oggi, anche se il loro nome forse era conosciuto a pochi. Da Roma si veniva in zona a fare la ‘villeggiatura’, a prendere il fresco all’Hotel Millepini di San Polo dei Cavalieri, a passeggiare al Pratone arrivando con la funivia di Monte Gennaro. Sì, perché fino agli anni 80′ da Palombara Sabina si poteva arrivare in cabinovia fino quasi alla cima di monte Zappi, e fermarsi a mangiare o dormire nell’hotel ristorante ora abbandonato. Read More

Il Panettone fatto in casa (un articolo dai tempi di lievitazione lunghi)

Panettone fatto in casa

Tutti gli anni si ripropone qui a casa nostra il solito interrogativo: facciamo il panettone? La domanda parte a metà novembre, si arena ai primi di dicembre e riparte di slancio intorno a metà mese, fino a quando si decreta una nuova versione del panettone fatto in casa.

La ricetta è soggetta a revisioni ininterrotte e ogni anno, ripigliamo tutto in mano e rimischiamo le carte. Le basi sono essenzialmente due: il libro delle Sorelle Simili Pane e Roba dolce e l’articolo di Dissapore con la ricetta del panettone di Iginio Massari, seguite dagli appunti presi a matita qua e là durante le varie fasi di lavorazione.

Questo anno finalmente siamo arrivati a una versione oserei dire quasi perfetta, è ora quindi di mettere in bella tutti gli appunti e rielaborare la ricetta e fissarla qui. Ovviamente sarà sempre soggetta a revisioni e migliorie ma intanto avrò fatto ordine.

GLI INGREDIENTI

Tutti gli oracoli che abbiamo interpretato per il panettone fatto in casa dicono che il risultato è dato dalla qualità degli ingredienti, quindi ci siamo impegnati anche in questa scelta.

Per il burro abbiamo usato il Burro Ocello, che ci rovina la definizione bio del panettone ma dà un profumo unico. Non vivendo in una zona di produzione burro è già difficile trovare un burro saporito e profumato, figurarsi trovarlo bio! Nella lotta quindi tra bio e sapore ha vinto il sapore. Ciao Burro Bio Coop, benvenuto Beppino Ocello.

Per le uova non abbiamo avuto problemi, abbiamo uova a chilometro 000, ovvero raccolte direttamente dal pollaio sotto casa, di un giallo intenso e di origine super controllata!

Sia la farina manitoba che la farina 00 sono di Ecor: la usiamo ormai da anni e ci garantisce dei risultati stabili.

Per lo zucchero e il cioccolato siamo fedeli al marchio bio equosolidale della Coop

La vaniglia in stecche è forse il prodotto più costoso che utilizziamo: è quella bio di Baule Volante, e con 8 euro ne portate a casa due misere stecchette (buonissime e profumatissime eh).

I canditi li ho prodotti direttamente io dalle bucce della arance della Cooperativa I Frutti del Sole di Limbadì (qui trovate la ricetta), acquistate nel gruppo d’acquisto della nostra bottega solidale di zona, Equosi. Potete iniziare la lavorazione dei canditi insieme ai rinfreschi del panettone fatto in casa, per averli pronti da inserire nel secondo impasto.

GLI INGREDIENTI TOTALI (ovvero tutto quello che bisogna avere in casa prima di iniziare la lavorazione)

  • 225g di pasta madre sveglisssima rinfrescata con manitoba
  • 550+270 grammi di farina 00
  • 130+50 gr di zucchero
  • 140+140 gr di burro morbido
  • 250+50 di acqua tiepida
  • 12 uova
  • 50 g latte tiepido
  • 10 g di miele
  • 10 g di malto (ma noi abbiamo messo lo sciroppo d’acero)
  • semini di una stecca di vaniglia
  • 10 g di sale
  • 300 g di canditi
  • 300 g di cioccolato fondente

Fondamentali: le forme per il panettone e gli stuzzicadenti o spiedini per sostenere i panettoni a testa in giù!

I IMPASTO

Partiamo prima di tutto dalla nostra pasta madre, attiva ormai da una decina di anni e la rinfreschiamo almeno 5 volte fino ad arrivare a 225 gr. di rinfresco bello sveglio fatto con la farina manitoba. Le Sorelle Simili arrivano a questi 225 grammi scartando sempre metà del rinfresco e buttandolo, noi che non sprechiamo niente con quella metà di rinfresco ci facciamo il pane e la pizza. Iginio Massari dice di usare una farina forte non troppo forte, ma W 280-320 /l 0,55.

Un volta ottenuti i 225 g andiamo a preparare il primo impasto, con un po’ di attenzione ai tempi di lievitazione: secondo i nostri calcoli è meglio prepararlo nel tardo pomeriggio per dare così all’impasto tutta la notte per aumentare 3 volte di volume, arrivando così pronti alla mattina per fare il secondo impasto. Per questo primo impasto ci servono:

  • 550 grammi di farina
  • 130 gr di zucchero
  • 140 gr di burro morbido
  • 250 di acqua tiepida
  • 225 del secondo rinfresco
  • 6 tuorli

Sbattiamo i tuorli e li uniamo con l’acqua tiepida, velocemente (non è necessario che siano ben amalgamati). Nella ciotola dell’impastatore mettiamo la farina, lo zucchero, l’acqua con i tuorli e facciamo impastare per un paio di minuti con il gancio impastatore. Uniamo quindi la pasta madre e impastiamo per circa 15 minuti. Uniamo infine il burro morbido a pezzettini e facciamo lavorare ancora per una decina di minuti. Mettiamo quindi l’impasto in una ciotola unta di burro, la copriamo e la teniamo in un luogo caldo. Per questa operazione noi utilizziamo un mega contenitore di plastica con coperchio che teniamo in forno con la luce accesa fino a quando l’impasto non triplica. Ci vogliono di solito 10-12 ore. Buonanotte!

II IMPASTO

La mattina dopo l’impasto è triplicato a sufficienza per passare alla seconda fase, possiamo quindi preparare tutti gli ingredienti necessari:

  • 50g acqua tiepida
  • 50 g latte tiepido
  • 50 g di zucchero
  • 10 g di miele
  • 10 g di malto (ma noi abbiamo messo lo sciroppo d’acero)
  • 6 tuorli
  • semini di una stecca di vaniglia
  • 10 g di sale
  • 270 g di farina no manitoba
  • aggiungere poi l’impasto precedente
  • 140 g di burro
  • 300 g di canditi
  • 300 g di cioccolato fondente

Mettiamo nella ciotola dell’impastatore l’acqua e il latte tiepidi, lo zucchero, i tuorli, il miele, l’acero, il sale e semini di vaniglia; facciamo mescolare fino a fondere bene il tutto e poi uniamo la farina, sempre usando il gancio impastatore. Andiamo quindi ad aggiungere il primo impasto, facendo lavorare il gancio fino a quando tutto è ben amalgamato. Uniamo poi il burro morbido a pezzettini fino a quando non viene assorbito. Aggiungiamo quindi cioccolato a pezzettini e canditi e lasciamolo impastare fino a quando non sono bene distribuiti (tutto questo mega impasto riesce a girare ancora bene nella nostra impastatrice).

Imburriamo quindi una teglia da forno di pasticceria e ci rovesciamo sopra l’impasto, dividendolo in tre pezzi di circa 800 g ciascuno (li peso al volo mettendo sulla bilancia un pezzetto di carta forno). Con le mani imburrate formo tre palle e le dispongo sulla teglia, le lascio poi lievitare sempre nel forno con la lampada accesa per 20 minuti.

A questo punto gli impasti sono pronti per andare nelle forme del panettone, ma prima occorre lavorarle con un’operazione chiamata pirlatura, una manovra che serve formare una sorta di involucro esterno nell’impasto, dandogli quindi maggiore stabilità nella lievitazione. Anche qui ci sono diversi oracoli, ma posto qui sotto un video che secondo me riesce a far vedere bene il movimento della pirlatura.

Dopo la pirlatura potete finalmente mettere l’impasto nelle forme.

Faccio lievitare sempre nel forno con la lampadina accesa fino a quando l’impasto non avrà raggiunto il bordo delle forme di carta (anche qui ci vogliono 3 o 4 ore).

Arrivato al bordo tiro fuori gli impasti, faccio scaldare il forno a 180° e nel frattempo incido con un lametta la pellicina incidete superficiale, facendo due tagli a croce e sollevando leggermente i quattro lembi. Metto anche una piccola noce di burro nel mezzo.

Mettiamo quindi in forno e cuociamo a 180° per 25-30 minuti. Prima di tirare fuori verifico che sia ben cotto all’interno con uno spiedino di legno.

Una volta sfornati i panettoni vanno subito capovolti e lasciati raffreddare per almeno 12-14 ore a testa in giù. Per questa operazione uso degli spiedini lunghi di acciaio, che mi danno più stabilità degli spiedini di legno.

In queste ore di riposo dovrete fare una lunga lotta contro voi stessi per non assaggiare il panettone fatto in casa che con il suo odore avrà invaso qualsiasi stanza! Il sapore migliore comunque verrà fuori dopo un paio di giorni, nel frattempo conservatelo in una busta di plastica.

Canditi fai da te

Canditi fai da te - Ricetta

Se fate il panettone fatto in casa non potete comprare dei canditi qualunque, ma dovete cimentarvi in questa produzione facile, veloce e profumatissima.

Tra le diverse ricette online per i canditi fai da te troverete quelle che lasciano in ammollo per notti le bucce degli agrumi, ho invece sperimentato con successo una ricetta che sostituisce l’ammollo con diverse bolliture in acqua calda, facendovi risparmiare tempo e garantendo un ottimo risultato.
Ovviamente la materia prima conta moltissimo nel risultato del prodotto, quindi quando posso uso arance e limoni dell’orto, o i cedri dell’albero della suocera, oppure le arance navel del gruppo di acquisto locale (sono arance bio che arrivano direttamente da una cooperativa di Rosarno).

Gli ingredienti sono ovviamente bucce di agrumi e zucchero.

Gli agrumi vanno pelati cercando di eliminare la parte bianca, anche se con alcuni agrumi a buccia molto sottile questo vuol dire avete dei canditi praticamente trasparenti. In generale quindi cercate di utilizzare arance e limoni con la buccia abbastanza spessa.

Una volta pelati gli agrumi tagliate tutte le bucce a listarelle (per me la misura giusta è mezzo centimetro, ma c’è chi le fa anche più larghe).

Preparate un pentolino d’acqua, portatela a ebollizione e buttateci le bucce, lasciandole sbollentare per 5 minuti. Scolatele e fatele raffreddare (l’acqua che rimane della cottura è profumatissima!). Questa operazione va ripetuta almeno altre 2 volte e serve a togliere l’amaro dalle bucce. Alla fine della terza bollitura, per sicurezza, provate ad assaggiare le bucce e se sono ancora troppo amare ripete l’operazione un’altra volta.

Una volta asciugate pesate le bucce: con 4 agrumi dovreste ottenere circa 350 gr di bucce. A questo punto in un pentolino versate una quantità di acqua equivalente al peso delle arance e una quantità di zucchero sempre equivalente (nel mio caso 350g di acqua e 350 g di zucchero).

Lasciate sciogliere bene lo zucchero (anche la qualità dello zucchero influisce sul sapore, quindi usatene uno di canna come questo) e aggiungete quindi le bucce, lasciandole cuocere a fiamma bassa fino a quando non vi sembreranno belle morbide (e prima che lo zucchero inizi a caramellare, altrimenti invece di canditi avrete dei leccalecca – sì, mi è successo!).

Asciugatura Canditi fai da te

Mettete quindi ad asciugare le bucce su un foglio di carta forno. Per l’asciugatura ci vorranno dalle 12 alle 24 ore. A questo punto potete passare i bastoncini canditi nello zucchero semolato o mangiarli direttamente così. O tagliarli a cubetti e versarli nell’impasto del panettone fatto in casa.

Se poi invece fare i canditi fai da te vi sembra troppo lungo e complicato degli ottimi canditi li trovate a questo link.

Un mese con Chimamanda

A  volte la lettura ci trascina in luoghi lontani, dove neanche si pensava di andare. In questo mese di Ottobre è successo così e sono stata per un mese in Nigeria con Chimamanda Ngozi Adichie, che ormai in casa chiamo comunemente per nome (con la c dolce di ciliegia, mi raccomando!)

Ho iniziato a leggere Chimamanda prima dell’estate con il libretto We Should All Be Feminists, tratto dall’omonima Ted Conference (che ha anche ispirato le costosissime magliette di Dior indossate da molte donne famose alla Women’s March del 2017) e ho continuato poi con Cara Ijeawele.

Belli entrambi, d’ispirazione ma poi la curiosità è cresciuta, le domanda sull’identità di Chimamanda anche e allora mi sono immersa nella sua intera produzione. Read More

An der schönen blauen Donau – La ciclabile del Danubio

tappe ciclabile del danubio

Anche quest’estate non potevamo esimerci dal nostro consueto giro in bici per l’Europa, ma causa tempi stretti burocratici (Miur, ci hai fregato un’altra estate, ma ti perdoniamo perché è stata l’ultima volta!) abbiamo archiviato il progetto Iceland, che esige un budget altissimo o prenotazioni fatte già a febbraio, e ci siamo dedicati a un superclassico del cicloturismo, ovvero la ciclabile del Danubio, da Passau a Vienna.
Read More