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L’autoregolamentazione e i problemi con host Airbnb

Come raccontato in un post del blog la partecipazione a un festival culturale come quello di Internazionale a Ferrara prevede un’organizzazione anticipata, soprattutto se si vuole dormire in centro senza spendere cifre assurde.

Questo anno per non avere sorpresa abbiamo prenotato su Airbnb una camera già da giugno. Questo anno per la prima volta in vita nostra abbiamo avuto problemi con la prenotazione, con l’host e con Airbnb. Non entro nel dettaglio delle condizioni della stanza e dall’appartamento, sporco e abbandonato, non corrispondente alla descrizione e assolutamente inospitale (se poi qualcuno volesse approfondire vi lascio il link del mio profilo su Airbnb, ormai deturpato dalla recensione della padrona di casa); può capitare di trovare posti non conformi, si mette in conto e si spera di scegliere meglio la volta successiva. Ma non ci era mai capitato di trovare un host ostile, sgarbato, minaccioso e anche verbalmente violento, uno che sembra farti un favore a lasciarti la stanza che hai prenotato con mesi di anticipo e che hai già pagato, uno che minaccia di lasciarti dormire per strada a priori, prima ancora di vederti arrivare, uno che non si fa problemi a trattarti male, senza alcun motivo.

La prenotazione era per due notti, e ovviamente abbiamo subito cercato di trovare un’altra sistemazione, almeno per la seconda notte, ma purtroppo non abbiamo trovato nessuna alternativa conveniente, non tanto per il costo, quanto per la distanza dal centro, non essendo arrivati in città automuniti.

Quindi abbiamo resistito, cercando di non scontrarci con l’host e tappandoci il naso per sopportare l’odore stantio della casa. E siamo arrivati indenni alla fine del weekend, quando però l’host ha cercato di incriminarci per la rottura di un non ben identificato oggetto di vetro che ha trovato rotto al momento della nostra partenza. La questione è ancora aperta e entrare nel dettaglio è veramente faticoso: è una storia noiosa montata su da una persona con problemi relazionali, che sicuramente non dovrebbe ospitare persone, sia per la sua attitudine violenta e aggressiva, sia per le condizioni della sua abitazione.

Il problema principale alla fine si è rivelato ai nostri occhi proprio questo: come tutela Airbnb i suoi utenti da host di questo genere, totalmente incontrollabili e inadatti all’accoglienza? Nelle ore e nei giorni successivi abbiamo parlato molto al telefono con la gentile assistenza di Airbnb, cercando di spiegare il problema di essere ospitati da persone del genere, che non è un problema di difformità o di sporcizia, e non è neanche un problema economico, ma un problema di esperienza pessima, in grado di rovinare un soggiorno, una vacanza e di minare anche la fiducia nel sistema di prenotazione.

La risposta che abbiamo ricevuto non è stata molto soddisfacente: secondo il gentile personale dell’assistenza il sistema si autoregolamenta attraverso le recensioni, e così gli host con punteggio basso e cattive recensioni finiscono per essere meno prenotati. Ma nessuno li esclude, e perciò la nostra pessima esperienza può capitare ad altri utenti, perché nel caso specifico le recensioni reali negative sono annullate da un numero superiore di false recensioni a 5 stelle.

Insomma la tutela per chi ha problemi con host Airbnb c’è ma si autoannulla dal momento che tutti possono pubblicare false recensioni positive. Se la persona che affitta è psicolabile o aggressiva non è un problema per il sistema; le sanzioni arrivano in caso di aggressione fisica o di annullamento senza valida giustificazione, ma magari sarebbe meglio non arrivare a quel punto.

Vademecum per Internazionale a Ferrara

Vademecum per Internazionale a Ferrara

A Piazza Cattedrale Gipi ha già incominciato a leggere i nomi delle trentamila persone morte dal 1993 a oggi nel viaggio verso l’Europa; nel cortile del Castello Estense Anna Maria Giordano è on air con RadioTreMondo.

Inizia oggi la dodicesima edizione del Festival di Internazionale a Ferrara; noi come da tradizione partiamo nel pomeriggio e ci fermiamo per tutto il weekend.

L’organizzazione parte un po’ di tempo prima: per trovare da dormire a un prezzo onesto in un posto centrale e decoroso di solito prenotiamo a giugno! In passato ci siamo mossi in macchina ma questo anno abbiamo optato per il treno, più comodo, più veloce e sostenibile, e lo abbiamo prenotato a inizio agosto. E poi i ristoranti, perché con 76.000 persone in città tutte per il festival non è facile trovare posti comodi e gustosi per mangiare, che abbiamo prenotato a inizio della settimana con qualche difficoltà.

Per questa edizione poi avremo un privilegio in più: questo blog e i loro autori stanno per avere un bambino, e al Festival le donne in gravidanza hanno una corsia preferenziale per prendere posto agli eventi. Potremmo quindi risparmiarci la fila mattutina per i tagliandini e non stancarci troppo.

Dell’edizione 2017 ci portiamo dietro una dedica bellissima di Guy Delisle sul suo ultimo fumetto “Fuggire” e la sua presentazione/confronto con Zerocalcare al Teatro Comunale di Ferrara.

E poi personalmente le proiezioni di Mondovisioni, una rassegna di documentari su attualità, diritti umani e informazione curata da CineAgenzia in collaborazione con Internazionale. Aspetto con ansia la visione del documentario sulla situazione in Venezuela che promette benessimo.

Per chi fosse interessato il programma completo lo trovate qui. Buon festival!

 

Pomodori col riso, o pomodori a riso

Pomodori col riso

Il Ferragosto a Roma ha delle tradizioni gastronomiche particolari, fatto di piatti saporiti e poveri da consumare anche freddi nelle gite fuori porta. Potete chiedere in giro ma il menù proposto tradizionalmente sarà sempre quello: pollo con i peperoni e pomodori col riso.

Per il pollo con i peperoni la ricetta da seguire è una sola, quella storica di Sora Lella, che trovate anche in questo magnifico video del 1967.

Sui pomodori invece si apre il dibattito, già a partire dal nome: c’è chi dice “pomodori col riso”, chi dice “pomodori a riso” e chi addirittura azzarda un “pomodori di riso”! Comunque sia qui a casa si chiamano “pomodori col riso” e in questa stagione in cui l’orto è particolarmente generoso di pomodori e pomodorini sono diventati una voce di menù fissa. Insieme ai pomodori dell’orto c’è anche una buona dose di erbette fresche raccolte in casa che profumano il riso di estate. Ecco la ricetta.

INGREDIENTI

• 6 pomodori rossi tondi grandi
• 250 g di riso arborio
• 1 spicchio d’aglio
• 1 mazzetto di prezzemolo
• 2 rametti dI menta
• basilico
• olio extravergine di oliva
• sale
• pepe

Per prima cosa lavate e asciugate i pomodori, tagliateli poi con un coltellino affilato a circa due terzi della loro altezza, tenendo da parte la calotta superiore. Con un cucchiaino svuotate i pomodori facendo attenzione a non bucare il fondo, e raccogliete la polpa in una ciotola. Capovolgete i pomodori e lasciateli scolare.

Frullate la polpa di pomodoro; tritate l’aglio con la menta, il basilico e il prezzemolo e uniteli alla polpa di pomodoro. Aggiungete il riso crudo sciacquato sotto acqua corrente, mescolate e condite con olio, sale e pepe. Lasciate insaporire per 1 ora.

pomodori al riso

Mettete i pomodori in una teglia di ceramica, riempiteli con il riso, ricopriteli con le calotte. Irrorate con olio evo e cuoceteli in forno già caldo a 180° per 50-55 minuti.

Il risultato sarà un riso cotto ma non asciutto, in grado di mantenere tutti i sapori del pomodoro e delle erbette.

Il piatto dà il massimo se a fianco ai pomodori inforniamo (anche nella stessa teglia!) 3 o 4 patate tagliate a spicchi e spolverate con sale e pepe.

Ho un parco sopra a casa

Si chiama il Parco dei Monti Lucretili; è un parco regionale molto vicino a Roma, ed è un piccolo mondo meraviglioso dove crescono le orchidee selvatiche e fa il nido una coppia di aquile reali.

Non è molto conosciuto, o almeno non lo è per la sua interezza: da Roma si raggiunge con un’ora o poco più Monte Gennaro ma i paesi e i panorami del parco sono anche altri. La vista sul Velino, la piana carsica del Pratone, i lagustelli di Percile, la cresta di Monte Pellecchia.

Oggi un pezzo di questo parco e di questi luoghi amati è raccontato nel video qui sotto, insieme alla storia di alcune delle persone che lavorano nel parco e che lo raccontano ogni giorno.

Liste di libri, ferrovie e infografiche

La Ferrovia Sotterranea

Quando la lista dei libri da leggere all’improvviso si esaurisce incomincio a consultare compulsivamente tutte le mie fonti affidabili: di solito comincio da Anobii (anche se non è più quello di una volta) spulciando cosa hanno in libreria i miei utenti preferiti, poi passo alla rubrica Libri di Internazionale, poi è il turno della classifica di Fahrenheit di Radio Tre e le presentazioni del Festival di Mantova. Di solito le convergenze mi aiutano nella scelta, e questo anno le convergenze erano molte soprattutto su quattro titoli: Patria di Aramburu, che ho già parzialmente raccontato; Exit West di Mohsin Hamid, un libro perfetto sul periodo che stiamo vivendo, sulle migrazioni, sull’amore e sulla fortuna di nascere nel posto giusto (o di aprire la porta giusta); Lincoln nel Bardo, di George Saunders, il titolo più difficile per storia e per ambientazione ma ugualmente godibile, e infine La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead.

La ferrovia sotterranea racconta la storia del viaggio di Cora Randall nell’america schiavista di metà Ottocento, una donna afroamericana che cerca faticosamente di sopravvivere alla schiavitù e di trovare una via di fuga. La trova nella ferrovia sotterranea, che la conduce in un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, e attraverso diversi livelli di schiavitù e di libertà, di solidarietà e odio, di suprematismo e intolleranza. Nella realtà la “Underground Railroad”, la ferrovia sotterranea, non era una ferrovia sotterranea vera e propria, ma una specie di società segreta, una rete di persone che cercava di liberare gli schiavi dalla schiavitù; Whitehead ha trasformato questa rete in un tunnel che attraversa gli Stati Uniti e che raccoglie su carrelli o locomotive sgangherate gli schiavi che riescono a sfuggire ai loro padroni.

Ho iniziato a leggere percorrendo la ferrovia e gli anni di corsa, mangiando le pagine e i chilometri insieme a Cora fino ad arrivare alla fine, e poi li ho ripercorsi piano, rileggendo tutto come la prima volta, studiando le mappe e le storie raccontate nelle varie stazioni, storie crude e purtroppo sempre vere. E a farmi compagnia c’è stato un poster meraviglioso, recuperato allo stand di Edizioni Sur a Più libri Più liberi, elaborato da The Catcher il magazine online della scuola Holden, che finalmente mi ha dato qualcosa da immortalare oltre al mio comodissimo ma inimmortalabile Kobo.

Nei paesi baschi in bicicletta sulle tracce di Aramburu

paesi baschi in bicicletta

Immergersi nella Patria di Aramburu vuol dire fare un viaggio nei Paesi Baschi spaccati dall’Eta, attraversare con le parole 40 anni di storia e sedersi in un bar sul Paseo de Miraconcha a Donostia a mangiare churros.
Ma vuol dire anche esplorare in bici dietro al Txato la Navarra, seguendo il corso del fiume Oria e arrivando al confine con la Francia.

Nel 2015, senza sapere niente di Patria e di Aramburu, abbiamo attraversato i Paesi Baschi in bicicletta, partendo da Morcenx (nelle lande francesi, già meta di altri giri in bici) e arrivando a San Sebastian, tornando indietro per la sperduta Navarra. Read More

Imparare a suonare la tromba a 40 anni

imparare a suonare la tromba

Ci sono cose per cui l’età sembra un ostacolo bloccante, ma forse solo nella nostra testa. E così ogni tanto ci arrendiamo dal coltivare la nostra passione perché ci sentiamo troppo ‘datati’:

  • sono troppo grande per imparare a giocare a pallavolo,
  • sono troppo vecchio per prendere la patente,
  • sono troppo vecchio per imparare a sciare, etc. etc.

E invece no, anche a 40 anni si può imparare a fare qualcosa, con tempi e modi diversi da quelli dei bambini o dei ragazzi, ma con la costanza di chi ha passione.

E quindi anche io, dopo anni di meditazione, mi sono messa a studiare per imparare a suonare la tromba, anche se, almeno secondo la mia esperienza, è uno degli strumenti più difficili e più ostici da imparare, soprattutto per un motivo: tutti ti scoraggiano a imparare da solo. Questo perché la posizione corretta per suonare la tromba non è molto naturale e da soli si prendono vizi che è poi difficile sradicare. E quindi dopo sputacchiamenti e pernacchie varie, alla ricerca del video perfetto per imparare da soli… è partita la ricerca del maestro perfetto.

La tromba è arrivata in regalo al 37esimo anno d’età, è una Yamaha da studio, di buona fattura, adatta ai principianti (in realtà esistono anche trombe più economiche, come questa Alysee, ma anche il suono è abbastanza economico…), ma da lì a trovare l’incastro magico di un maestro in zona, accessibile agli orari comodi e non troppo costoso, ci sono voluti circa 8 mesi. Ovviamente alla mission impossible si è unito anche il marito e quindi a marzo 2016 abbiamo finalmente iniziato le nostre lezioni di tromba, un’ora una volta a settimana, in due.

Ora, a due anni di distanza, posso vedere, anzi ascoltare i primi risultati. La tromba è uno strumento ostico, che prima di emettere un suono quasi decente ti fa soffiare e scoraggiare e abbandonare l’impresa, e certo gli impegni quotidiani che non permettono un esercizio quotidiano dilatano i tempi all’infinito. Oltrettutto le basi di solfeggio imparate tramite il tremendo metodo Bona alla giovine età di 15 anni, quando studiavo la chitarra, sembrano dissolte nel vuoto, e quindi oltre a impare la tecnica della tromba ho anche dovuto reimparare da zero a solfeggiare.

I risultati sono ancora oggi un po’ altalenanti ma è bello sapere di riuscire a emettere qualche suono, di riprodurre anche qualche semplice melodia ascoltata qua e là, nonostante il poco tempo dedicato allo studio dello strumento.

Il consiglio per chi vuole imparare a suonare la tromba è quindi di affidarsi a una scuola di musica o a un insegnante di zona: in tutta Italia ci sono tantissime bande e tutti i maestri accolgono nuovi allievi, anche se non interessati a suonare nella banda locale, come noi.

 

 

Avete visto la scritta Pasqualone (Necci)? chi è/era costui?

scritta pasqualone necci

C’è un mistero che mi attanaglia da anni, un mistero legato al nome Pasqualone (Necci). Se abitate nella campagna romana sarà capitato anche a voi di trovare declinata in vari modi, la scritta ‘Viva Pasqualone’ abbinato o meno al cognome Necci; noi ce l’abbiamo sulla provinciale che ci porta a casa, la leggiamo tutti i giorni e periodicamente torniamo a fare delle ipotesi sul personaggio della scritta. Sì perchè su varie opere pubbliche in zona (viadotti, guard rail, muri vari) appaiono le scritte inneggianti a Pasqualone.Read More

La funivia di Monte Gennaro, e quello che ne rimane

Negli anni sessanta i Monti Lucretili erano più famosi di oggi, anche se il loro nome forse era conosciuto a pochi. Da Roma si veniva in zona a fare la ‘villeggiatura’, a prendere il fresco all’Hotel Millepini di San Polo dei Cavalieri, a passeggiare al Pratone arrivando con la funivia di Monte Gennaro. Sì, perché fino agli anni 80′ da Palombara Sabina si poteva arrivare in cabinovia fino quasi alla cima di monte Zappi, e fermarsi a mangiare o dormire nell’hotel ristorante ora abbandonato. Read More

Il Panettone fatto in casa (un articolo dai tempi di lievitazione lunghi)

Panettone fatto in casa

Tutti gli anni si ripropone qui a casa nostra il solito interrogativo: facciamo il panettone? La domanda parte a metà novembre, si arena ai primi di dicembre e riparte di slancio intorno a metà mese, fino a quando si decreta una nuova versione del panettone fatto in casa.

La ricetta è soggetta a revisioni ininterrotte e ogni anno, ripigliamo tutto in mano e rimischiamo le carte. Le basi sono essenzialmente due: il libro delle Sorelle Simili Pane e Roba dolce e l’articolo di Dissapore con la ricetta del panettone di Iginio Massari, seguite dagli appunti presi a matita qua e là durante le varie fasi di lavorazione.

Questo anno finalmente siamo arrivati a una versione oserei dire quasi perfetta, è ora quindi di mettere in bella tutti gli appunti e rielaborare la ricetta e fissarla qui. Ovviamente sarà sempre soggetta a revisioni e migliorie ma intanto avrò fatto ordine.

GLI INGREDIENTI

Tutti gli oracoli che abbiamo interpretato per il panettone fatto in casa dicono che il risultato è dato dalla qualità degli ingredienti, quindi ci siamo impegnati anche in questa scelta.

Per il burro abbiamo usato il Burro Ocello, che ci rovina la definizione bio del panettone ma dà un profumo unico. Non vivendo in una zona di produzione burro è già difficile trovare un burro saporito e profumato, figurarsi trovarlo bio! Nella lotta quindi tra bio e sapore ha vinto il sapore. Ciao Burro Bio Coop, benvenuto Beppino Ocello.

Per le uova non abbiamo avuto problemi, abbiamo uova a chilometro 000, ovvero raccolte direttamente dal pollaio sotto casa, di un giallo intenso e di origine super controllata!

Sia la farina manitoba che la farina 00 sono di Ecor: la usiamo ormai da anni e ci garantisce dei risultati stabili.

Per lo zucchero e il cioccolato siamo fedeli al marchio bio equosolidale della Coop

La vaniglia in stecche è forse il prodotto più costoso che utilizziamo: è quella bio di Baule Volante, e con 8 euro ne portate a casa due misere stecchette (buonissime e profumatissime eh).

I canditi li ho prodotti direttamente io dalle bucce della arance della Cooperativa I Frutti del Sole di Limbadì (qui trovate la ricetta), acquistate nel gruppo d’acquisto della nostra bottega solidale di zona, Equosi. Potete iniziare la lavorazione dei canditi insieme ai rinfreschi del panettone fatto in casa, per averli pronti da inserire nel secondo impasto.

GLI INGREDIENTI TOTALI (ovvero tutto quello che bisogna avere in casa prima di iniziare la lavorazione)

  • 225g di pasta madre sveglisssima rinfrescata con manitoba
  • 550+270 grammi di farina 00
  • 130+50 gr di zucchero
  • 140+140 gr di burro morbido
  • 250+50 di acqua tiepida
  • 12 uova
  • 50 g latte tiepido
  • 10 g di miele
  • 10 g di malto (ma noi abbiamo messo lo sciroppo d’acero)
  • semini di una stecca di vaniglia
  • 10 g di sale
  • 300 g di canditi
  • 300 g di cioccolato fondente

Fondamentali: le forme per il panettone e gli stuzzicadenti o spiedini per sostenere i panettoni a testa in giù!

I IMPASTO

Partiamo prima di tutto dalla nostra pasta madre, attiva ormai da una decina di anni e la rinfreschiamo almeno 5 volte fino ad arrivare a 225 gr. di rinfresco bello sveglio fatto con la farina manitoba. Le Sorelle Simili arrivano a questi 225 grammi scartando sempre metà del rinfresco e buttandolo, noi che non sprechiamo niente con quella metà di rinfresco ci facciamo il pane e la pizza. Iginio Massari dice di usare una farina forte non troppo forte, ma W 280-320 /l 0,55.

Un volta ottenuti i 225 g andiamo a preparare il primo impasto, con un po’ di attenzione ai tempi di lievitazione: secondo i nostri calcoli è meglio prepararlo nel tardo pomeriggio per dare così all’impasto tutta la notte per aumentare 3 volte di volume, arrivando così pronti alla mattina per fare il secondo impasto. Per questo primo impasto ci servono:

  • 550 grammi di farina
  • 130 gr di zucchero
  • 140 gr di burro morbido
  • 250 di acqua tiepida
  • 225 del secondo rinfresco
  • 6 tuorli

Sbattiamo i tuorli e li uniamo con l’acqua tiepida, velocemente (non è necessario che siano ben amalgamati). Nella ciotola dell’impastatore mettiamo la farina, lo zucchero, l’acqua con i tuorli e facciamo impastare per un paio di minuti con il gancio impastatore. Uniamo quindi la pasta madre e impastiamo per circa 15 minuti. Uniamo infine il burro morbido a pezzettini e facciamo lavorare ancora per una decina di minuti. Mettiamo quindi l’impasto in una ciotola unta di burro, la copriamo e la teniamo in un luogo caldo. Per questa operazione noi utilizziamo un mega contenitore di plastica con coperchio che teniamo in forno con la luce accesa fino a quando l’impasto non triplica. Ci vogliono di solito 10-12 ore. Buonanotte!

II IMPASTO

La mattina dopo l’impasto è triplicato a sufficienza per passare alla seconda fase, possiamo quindi preparare tutti gli ingredienti necessari:

  • 50g acqua tiepida
  • 50 g latte tiepido
  • 50 g di zucchero
  • 10 g di miele
  • 10 g di malto (ma noi abbiamo messo lo sciroppo d’acero)
  • 6 tuorli
  • semini di una stecca di vaniglia
  • 10 g di sale
  • 270 g di farina no manitoba
  • aggiungere poi l’impasto precedente
  • 140 g di burro
  • 300 g di canditi
  • 300 g di cioccolato fondente

Mettiamo nella ciotola dell’impastatore l’acqua e il latte tiepidi, lo zucchero, i tuorli, il miele, l’acero, il sale e semini di vaniglia; facciamo mescolare fino a fondere bene il tutto e poi uniamo la farina, sempre usando il gancio impastatore. Andiamo quindi ad aggiungere il primo impasto, facendo lavorare il gancio fino a quando tutto è ben amalgamato. Uniamo poi il burro morbido a pezzettini fino a quando non viene assorbito. Aggiungiamo quindi cioccolato a pezzettini e canditi e lasciamolo impastare fino a quando non sono bene distribuiti (tutto questo mega impasto riesce a girare ancora bene nella nostra impastatrice).

Imburriamo quindi una teglia da forno di pasticceria e ci rovesciamo sopra l’impasto, dividendolo in tre pezzi di circa 800 g ciascuno (li peso al volo mettendo sulla bilancia un pezzetto di carta forno). Con le mani imburrate formo tre palle e le dispongo sulla teglia, le lascio poi lievitare sempre nel forno con la lampada accesa per 20 minuti.

A questo punto gli impasti sono pronti per andare nelle forme del panettone, ma prima occorre lavorarle con un’operazione chiamata pirlatura, una manovra che serve formare una sorta di involucro esterno nell’impasto, dandogli quindi maggiore stabilità nella lievitazione. Anche qui ci sono diversi oracoli, ma posto qui sotto un video che secondo me riesce a far vedere bene il movimento della pirlatura.

Dopo la pirlatura potete finalmente mettere l’impasto nelle forme.

Faccio lievitare sempre nel forno con la lampadina accesa fino a quando l’impasto non avrà raggiunto il bordo delle forme di carta (anche qui ci vogliono 3 o 4 ore).

Arrivato al bordo tiro fuori gli impasti, faccio scaldare il forno a 180° e nel frattempo incido con un lametta la pellicina incidete superficiale, facendo due tagli a croce e sollevando leggermente i quattro lembi. Metto anche una piccola noce di burro nel mezzo.

Mettiamo quindi in forno e cuociamo a 180° per 25-30 minuti. Prima di tirare fuori verifico che sia ben cotto all’interno con uno spiedino di legno.

Una volta sfornati i panettoni vanno subito capovolti e lasciati raffreddare per almeno 12-14 ore a testa in giù. Per questa operazione uso degli spiedini lunghi di acciaio, che mi danno più stabilità degli spiedini di legno.

In queste ore di riposo dovrete fare una lunga lotta contro voi stessi per non assaggiare il panettone fatto in casa che con il suo odore avrà invaso qualsiasi stanza! Il sapore migliore comunque verrà fuori dopo un paio di giorni, nel frattempo conservatelo in una busta di plastica.