Categoria: DIY

Pomodori col riso, o pomodori a riso

Pomodori col riso

Il Ferragosto a Roma ha delle tradizioni gastronomiche particolari, fatto di piatti saporiti e poveri da consumare anche freddi nelle gite fuori porta. Potete chiedere in giro ma il menù proposto tradizionalmente sarà sempre quello: pollo con i peperoni e pomodori col riso.

Per il pollo con i peperoni la ricetta da seguire è una sola, quella storica di Sora Lella, che trovate anche in questo magnifico video del 1967.

Sui pomodori invece si apre il dibattito, già a partire dal nome: c’è chi dice “pomodori col riso”, chi dice “pomodori a riso” e chi addirittura azzarda un “pomodori di riso”! Comunque sia qui a casa si chiamano “pomodori col riso” e in questa stagione in cui l’orto è particolarmente generoso di pomodori e pomodorini sono diventati una voce di menù fissa. Insieme ai pomodori dell’orto c’è anche una buona dose di erbette fresche raccolte in casa che profumano il riso di estate. Ecco la ricetta.

INGREDIENTI

• 6 pomodori rossi tondi grandi
• 250 g di riso arborio
• 1 spicchio d’aglio
• 1 mazzetto di prezzemolo
• 2 rametti dI menta
• basilico
• olio extravergine di oliva
• sale
• pepe

Per prima cosa lavate e asciugate i pomodori, tagliateli poi con un coltellino affilato a circa due terzi della loro altezza, tenendo da parte la calotta superiore. Con un cucchiaino svuotate i pomodori facendo attenzione a non bucare il fondo, e raccogliete la polpa in una ciotola. Capovolgete i pomodori e lasciateli scolare.

Frullate la polpa di pomodoro; tritate l’aglio con la menta, il basilico e il prezzemolo e uniteli alla polpa di pomodoro. Aggiungete il riso crudo sciacquato sotto acqua corrente, mescolate e condite con olio, sale e pepe. Lasciate insaporire per 1 ora.

pomodori al riso

Mettete i pomodori in una teglia di ceramica, riempiteli con il riso, ricopriteli con le calotte. Irrorate con olio evo e cuoceteli in forno già caldo a 180° per 50-55 minuti.

Il risultato sarà un riso cotto ma non asciutto, in grado di mantenere tutti i sapori del pomodoro e delle erbette.

Il piatto dà il massimo se a fianco ai pomodori inforniamo (anche nella stessa teglia!) 3 o 4 patate tagliate a spicchi e spolverate con sale e pepe.

Quando fare la pastiera? Ricetta e tempi

quando fare la pastiera

La cucina a casa nostra non è molto tradizionale, ma per i dolci delle feste non c’è alternativa che tenga. E quindi non è Natale senza panettone, e non è Pasqua senza la pastiera (e anche la pizza di formaggio, la colomba e la pizza a solchi, certamente). Anche se non è un dolce tradizionale delle nostre parti (dove impera la pizza a solchi da mangiare con il salame) ci piace tantissimo e quindi non possiamo fare a meno di autoprodurla.

Ma quando fare la pastiera per mangiarla a Pasqua? Anche qui, come per il panettone, è necessario partire con i tempi giusti, non tanto per la lievitazione (che non c’è in questo caso) quanto per preparare il grano e poi per lasciare riposare, come da tradizione, la pastiera.

Dunque tenendo conto che la pastiera deve riposare almeno un paio di giorni dopo la cottura per arrivare al massimo del suo sapore e mettendo nel conto i 3 giorni di ammollo del grano, un altro giorno di riposo, un giorno per impastare, bisogna partire almeno una settimana prima. Secondo queste previsioni quindi la data giusta per iniziare le operazioni è il 25 Marzo.

L’anno scorso sono partita con i tempi giusti ma ho avuto qualche problema con l’ammollo del cereale: per la prima (e temo anche ultima volta) avevamo del grano autoprodotto, nato da seme bio e coltivato con amore e passione nel campo qui sotto (questa storia del grano è interessante e complicata, merita un altro post). Il grano era lì da più di un anno, in attesa di decidere se essere ripiantato, macinato, mangiato dalle galline, e invece è finito nella pastiera. Però alcuni chicchi non hanno reagito all’operazione di ammollo e cottura, sono rimasti duri e quindi hanno dato un effetto ‘croccante’ anche alla pastiera. Questo anno ho acquistato molto in anticipo del grano tenero bio in grani, calcolando i tempi giusti senza l’ansia di quando fare la pastiera.

La ricetta che seguo deriva in parte da quella di Dissapore (nella quale c’è però qualche passaggio oscuro) e in parte da due ricette tradizionali napoletane, una passata da un’amica e una da una collega di mia mamma.

Con questi dosi si ottengono due pastiere per teglie da 22 cm e una miniporzione per l’assaggio.

Per il grano

Partiamo quindi prima di tutto dal grano: prima di procedere alla cottura il grano va messo a bagno per 3 giorni, cambiando spesso l’acqua in cui è immerso. Partiamo da 300 g di grano crudo in chicchi, per arrivare, dopo la bollitura, a circa 700 g di grano cotto.

Dopo l’immersione va bollito in acqua abbondante per almeno due ore, e poi va lasciato raffreddare, meglio se tutta la notte. A questo punto si può procedere con la bollitura con gli altri ingredienti, quindi lo rimettiamo sul fuoco con latte, buccia di limone, cannella e burro e lo lasciamo bollire fino a quando il liquido non si esaurisce.

  • 700 g di grano cotto
  • 500 ml di latte intero
  • la buccia grattugiata di un limone
  • 30 g di burro
  • 1 pizzico di cannella

Una volta raffreddato metà del grano deve essere passato con il passaverdure, mentre l’altra metà può rimanere in chicchi.

Mentre preparate il grano procuratevi la ricotta e mettetela a scolare per un paio di giorni. Soprattutto se si tratta di una ricotta fresca perderà molto siero, quindi per arrivare ai 700 g necessari mettetene a scolare almeno 800 grammi.

Se poi volete esagerare con l’autoproduzione partite anche con i canditi (la mia ricetta la trovate qui), così da averli belli asciutti per metterli nel ripieno.

Per la frolla

  • 500 g di farina debole
  • 250 g di burro freddo
  • 200 g di zucchero a velo
  • 2 uova intere
  • 1 pizzico di sale

Incominciate a impastare farina e burro, unite quindi lo zucchero e infine le 2 uova sbattute con un pizzico di sale. Fate riposare in frigo per almeno 2 ore.

Per il ripieno

  • 700 g di grano già cotto (il grano iniziale sarà aumentato di volume e anche di peso, perciò prima di continuare ripesatelo e continuate con le giuste quantità)
  • 700 g di ricotta di pecora già scolata
  • 500 g di zucchero semolato
  • 5 uova intere più 2 tuorli (volendo gli albumi montati a neve da aggiungere dopo)
  • vaniglia
  • acqua di fiori d’arancio (mezza fialetta)
  • 150 g di scorzetta di arancia e limone candita (almeno 3 agrumi)

Lavorate la ricotta con lo zucchero, quindi aggiungete le uova e i tuorli leggermente battuti con una forchetta, il grano cotto nel latte, l’estratto di vaniglia, l’acqua di fiori d’arancio e i canditi tagliati a cubetti piuttosto piccoli. Mescolate fino ad amalgamare tutti gli ingredienti.

Prepariamo finalmente la pastiera!

Tirate fuori la frolla dal frigo e dividetela in tre parti uguali (due per le teglie, l’altra per le strisce di copertura). Stendete la frolla su un piano leggermente infarinato con uno spessore di 4/5 mm e foderate la teglia.

Versare all’interno della frolla il ripieno di ricotta e grano fino a 1 cm dal bordo e completate incrociando delle strisce di pasta larghe un paio di cm fino a formare dei rombi.

Cuocete a 170° nella parte bassa del forno, acceso per i primi 30 minuti solo nella parte inferiore. Continuate la cottura per altri 60 minuti con il forno acceso sia sopra sia sotto.

Spegnete il forno e lasciare riposare con lo sportello aperto per 10 minuti. A questo punto la pastiera è pronta ma prima di essere mangiata deve riposare almeno un paio di giorni in un luogo fresco e buio.

Al momento di servirla spolverizzate con lo zucchero a velo.

Migliorie:
Se il grano dopo la bollitura risulta troppo granuloso passate al passaverdura la metà del quantitativo: il ripieno finale deve risultare abbastanza liquido, tanto da fare la ‘goccia’.

Il Panettone fatto in casa (un articolo dai tempi di lievitazione lunghi)

Panettone fatto in casa

Tutti gli anni si ripropone qui a casa nostra il solito interrogativo: facciamo il panettone? La domanda parte a metà novembre, si arena ai primi di dicembre e riparte di slancio intorno a metà mese, fino a quando si decreta una nuova versione del panettone fatto in casa.

La ricetta è soggetta a revisioni ininterrotte e ogni anno, ripigliamo tutto in mano e rimischiamo le carte. Le basi sono essenzialmente due: il libro delle Sorelle Simili Pane e Roba dolce e l’articolo di Dissapore con la ricetta del panettone di Iginio Massari, seguite dagli appunti presi a matita qua e là durante le varie fasi di lavorazione.

Questo anno finalmente siamo arrivati a una versione oserei dire quasi perfetta, è ora quindi di mettere in bella tutti gli appunti e rielaborare la ricetta e fissarla qui. Ovviamente sarà sempre soggetta a revisioni e migliorie ma intanto avrò fatto ordine.

GLI INGREDIENTI

Tutti gli oracoli che abbiamo interpretato per il panettone fatto in casa dicono che il risultato è dato dalla qualità degli ingredienti, quindi ci siamo impegnati anche in questa scelta.

Per il burro abbiamo usato il Burro Ocello, che ci rovina la definizione bio del panettone ma dà un profumo unico. Non vivendo in una zona di produzione burro è già difficile trovare un burro saporito e profumato, figurarsi trovarlo bio! Nella lotta quindi tra bio e sapore ha vinto il sapore. Ciao Burro Bio Coop, benvenuto Beppino Ocello.

Per le uova non abbiamo avuto problemi, abbiamo uova a chilometro 000, ovvero raccolte direttamente dal pollaio sotto casa, di un giallo intenso e di origine super controllata!

Sia la farina manitoba che la farina 00 sono di Ecor: la usiamo ormai da anni e ci garantisce dei risultati stabili.

Per lo zucchero e il cioccolato siamo fedeli al marchio bio equosolidale della Coop

La vaniglia in stecche è forse il prodotto più costoso che utilizziamo: è quella bio di Baule Volante, e con 8 euro ne portate a casa due misere stecchette (buonissime e profumatissime eh).

I canditi li ho prodotti direttamente io dalle bucce della arance della Cooperativa I Frutti del Sole di Limbadì (qui trovate la ricetta), acquistate nel gruppo d’acquisto della nostra bottega solidale di zona, Equosi. Potete iniziare la lavorazione dei canditi insieme ai rinfreschi del panettone fatto in casa, per averli pronti da inserire nel secondo impasto.

GLI INGREDIENTI TOTALI (ovvero tutto quello che bisogna avere in casa prima di iniziare la lavorazione)

  • 225g di pasta madre sveglisssima rinfrescata con manitoba
  • 550+270 grammi di farina 00
  • 130+50 gr di zucchero
  • 140+140 gr di burro morbido
  • 250+50 di acqua tiepida
  • 12 uova
  • 50 g latte tiepido
  • 10 g di miele
  • 10 g di malto (ma noi abbiamo messo lo sciroppo d’acero)
  • semini di una stecca di vaniglia
  • 10 g di sale
  • 300 g di canditi
  • 300 g di cioccolato fondente

Fondamentali: le forme per il panettone e gli stuzzicadenti o spiedini per sostenere i panettoni a testa in giù!

I IMPASTO

Partiamo prima di tutto dalla nostra pasta madre, attiva ormai da una decina di anni e la rinfreschiamo almeno 5 volte fino ad arrivare a 225 gr. di rinfresco bello sveglio fatto con la farina manitoba. Le Sorelle Simili arrivano a questi 225 grammi scartando sempre metà del rinfresco e buttandolo, noi che non sprechiamo niente con quella metà di rinfresco ci facciamo il pane e la pizza. Iginio Massari dice di usare una farina forte non troppo forte, ma W 280-320 /l 0,55.

Un volta ottenuti i 225 g andiamo a preparare il primo impasto, con un po’ di attenzione ai tempi di lievitazione: secondo i nostri calcoli è meglio prepararlo nel tardo pomeriggio per dare così all’impasto tutta la notte per aumentare 3 volte di volume, arrivando così pronti alla mattina per fare il secondo impasto. Per questo primo impasto ci servono:

  • 550 grammi di farina
  • 130 gr di zucchero
  • 140 gr di burro morbido
  • 250 di acqua tiepida
  • 225 del secondo rinfresco
  • 6 tuorli

Sbattiamo i tuorli e li uniamo con l’acqua tiepida, velocemente (non è necessario che siano ben amalgamati). Nella ciotola dell’impastatore mettiamo la farina, lo zucchero, l’acqua con i tuorli e facciamo impastare per un paio di minuti con il gancio impastatore. Uniamo quindi la pasta madre e impastiamo per circa 15 minuti. Uniamo infine il burro morbido a pezzettini e facciamo lavorare ancora per una decina di minuti. Mettiamo quindi l’impasto in una ciotola unta di burro, la copriamo e la teniamo in un luogo caldo. Per questa operazione noi utilizziamo un mega contenitore di plastica con coperchio che teniamo in forno con la luce accesa fino a quando l’impasto non triplica. Ci vogliono di solito 10-12 ore. Buonanotte!

II IMPASTO

La mattina dopo l’impasto è triplicato a sufficienza per passare alla seconda fase, possiamo quindi preparare tutti gli ingredienti necessari:

  • 50g acqua tiepida
  • 50 g latte tiepido
  • 50 g di zucchero
  • 10 g di miele
  • 10 g di malto (ma noi abbiamo messo lo sciroppo d’acero)
  • 6 tuorli
  • semini di una stecca di vaniglia
  • 10 g di sale
  • 270 g di farina no manitoba
  • aggiungere poi l’impasto precedente
  • 140 g di burro
  • 300 g di canditi
  • 300 g di cioccolato fondente

Mettiamo nella ciotola dell’impastatore l’acqua e il latte tiepidi, lo zucchero, i tuorli, il miele, l’acero, il sale e semini di vaniglia; facciamo mescolare fino a fondere bene il tutto e poi uniamo la farina, sempre usando il gancio impastatore. Andiamo quindi ad aggiungere il primo impasto, facendo lavorare il gancio fino a quando tutto è ben amalgamato. Uniamo poi il burro morbido a pezzettini fino a quando non viene assorbito. Aggiungiamo quindi cioccolato a pezzettini e canditi e lasciamolo impastare fino a quando non sono bene distribuiti (tutto questo mega impasto riesce a girare ancora bene nella nostra impastatrice).

Imburriamo quindi una teglia da forno di pasticceria e ci rovesciamo sopra l’impasto, dividendolo in tre pezzi di circa 800 g ciascuno (li peso al volo mettendo sulla bilancia un pezzetto di carta forno). Con le mani imburrate formo tre palle e le dispongo sulla teglia, le lascio poi lievitare sempre nel forno con la lampada accesa per 20 minuti.

A questo punto gli impasti sono pronti per andare nelle forme del panettone, ma prima occorre lavorarle con un’operazione chiamata pirlatura, una manovra che serve formare una sorta di involucro esterno nell’impasto, dandogli quindi maggiore stabilità nella lievitazione. Anche qui ci sono diversi oracoli, ma posto qui sotto un video che secondo me riesce a far vedere bene il movimento della pirlatura.

Dopo la pirlatura potete finalmente mettere l’impasto nelle forme.

Faccio lievitare sempre nel forno con la lampadina accesa fino a quando l’impasto non avrà raggiunto il bordo delle forme di carta (anche qui ci vogliono 3 o 4 ore).

Arrivato al bordo tiro fuori gli impasti, faccio scaldare il forno a 180° e nel frattempo incido con un lametta la pellicina incidete superficiale, facendo due tagli a croce e sollevando leggermente i quattro lembi. Metto anche una piccola noce di burro nel mezzo.

Mettiamo quindi in forno e cuociamo a 180° per 25-30 minuti. Prima di tirare fuori verifico che sia ben cotto all’interno con uno spiedino di legno.

Una volta sfornati i panettoni vanno subito capovolti e lasciati raffreddare per almeno 12-14 ore a testa in giù. Per questa operazione uso degli spiedini lunghi di acciaio, che mi danno più stabilità degli spiedini di legno.

In queste ore di riposo dovrete fare una lunga lotta contro voi stessi per non assaggiare il panettone fatto in casa che con il suo odore avrà invaso qualsiasi stanza! Il sapore migliore comunque verrà fuori dopo un paio di giorni, nel frattempo conservatelo in una busta di plastica.

Canditi fai da te

Canditi fai da te - Ricetta

Se fate il panettone fatto in casa non potete comprare dei canditi qualunque, ma dovete cimentarvi in questa produzione facile, veloce e profumatissima.

Tra le diverse ricette online per i canditi fai da te troverete quelle che lasciano in ammollo per notti le bucce degli agrumi, ho invece sperimentato con successo una ricetta che sostituisce l’ammollo con diverse bolliture in acqua calda, facendovi risparmiare tempo e garantendo un ottimo risultato.
Ovviamente la materia prima conta moltissimo nel risultato del prodotto, quindi quando posso uso arance e limoni dell’orto, o i cedri dell’albero della suocera, oppure le arance navel del gruppo di acquisto locale (sono arance bio che arrivano direttamente da una cooperativa di Rosarno).

Gli ingredienti sono ovviamente bucce di agrumi e zucchero.

Gli agrumi vanno pelati cercando di eliminare la parte bianca, anche se con alcuni agrumi a buccia molto sottile questo vuol dire avete dei canditi praticamente trasparenti. In generale quindi cercate di utilizzare arance e limoni con la buccia abbastanza spessa.

Una volta pelati gli agrumi tagliate tutte le bucce a listarelle (per me la misura giusta è mezzo centimetro, ma c’è chi le fa anche più larghe).

Preparate un pentolino d’acqua, portatela a ebollizione e buttateci le bucce, lasciandole sbollentare per 5 minuti. Scolatele e fatele raffreddare (l’acqua che rimane della cottura è profumatissima!). Questa operazione va ripetuta almeno altre 2 volte e serve a togliere l’amaro dalle bucce. Alla fine della terza bollitura, per sicurezza, provate ad assaggiare le bucce e se sono ancora troppo amare ripete l’operazione un’altra volta.

Una volta asciugate pesate le bucce: con 4 agrumi dovreste ottenere circa 350 gr di bucce. A questo punto in un pentolino versate una quantità di acqua equivalente al peso delle arance e una quantità di zucchero sempre equivalente (nel mio caso 350g di acqua e 350 g di zucchero).

Lasciate sciogliere bene lo zucchero (anche la qualità dello zucchero influisce sul sapore, quindi usatene uno di canna come questo) e aggiungete quindi le bucce, lasciandole cuocere a fiamma bassa fino a quando non vi sembreranno belle morbide (e prima che lo zucchero inizi a caramellare, altrimenti invece di canditi avrete dei leccalecca – sì, mi è successo!).

Asciugatura Canditi fai da te

Mettete quindi ad asciugare le bucce su un foglio di carta forno. Per l’asciugatura ci vorranno dalle 12 alle 24 ore. A questo punto potete passare i bastoncini canditi nello zucchero semolato o mangiarli direttamente così. O tagliarli a cubetti e versarli nell’impasto del panettone fatto in casa.

Se poi invece fare i canditi fai da te vi sembra troppo lungo e complicato degli ottimi canditi li trovate a questo link.

Lo scatolone dei viaggi, ovvero come NON conservare ricordi di viaggio

Quello nella foto è il mio scatolone dei viaggi. Forse la foto non racconta bene le dimensioni ma lo scatolone prima conteneva una trapunta per letto matrimoniale, e nonostante le notevoli misure di cm 70x60x25, straborda di cose. Questo è il peggior modo che avete per conservare ricordi di viaggio.

Confesso che finora qualche viaggio l’ho fatto, ma lo scatone non straborda per il numero dei viaggi, ma piuttosto per il numero di ricordi.

Sì perchè per ogni viaggio una delle mie necessità è quella di conservare scontrini, indirizzi, ricevute, cataloghi e anche riviste immobiliari (non si sa mai avessi prima o poi i soldi per comprare quella casa bellissima a Contis les Bains…). Come si può farne a meno? Non si può.

Però lo scatolone non ce la fa più e anche a me tutto quello spazio nel sottotetto sembra sprecato. Oggi allora ho aperto lo scatolone e ho deciso di fare una cernita, ma niente da fare, ci sono cose da cui non mi voglio liberare, conservare ricordi di viaggio per me è indispensabile.

Ho rinunciato a buttare, ma non a riorganizzare: si perchè tutto quel materiale bello e interessante e pieno di vita ora non è consultabile. Se voglio recuperare il nome di quel ristorante fighetto a San Jose devo ribaltare tutto e aprire sacchetto per sacchetto; la maggiorparte delle volte mi stufo prima di trovare quello che cerco e allora anche conservare quel biglietto da visita (perché so che c’è!!) mi sembra inutile.

Ho pensato di fare allora delle scatoline personalizzate per ogni viaggio, tipo queste su Pinterest, belle bellissime da tenere in libreria, chic che non impegnano, ma anche in questo caso la fruizione mi sembre un po’ scomoda, e rischio di far scoppiare anche queste scatole.

Per ora la soluzione migliore che mi è venuta in mente, spulciando anche qua e là su Pinterest è un quaderno di viaggio, anzi uno scrapbook di viaggio sul quale attaccare tutti quei mini pezzettini di carta e quelle guide turistiche local rimediate durante i viaggi. Sarà un lavoro lungo, per questo ho incominciato con lo sfoltire i sacchetti e lasciare solo l’essenziale, che per gli ultimi due viaggi si è tradotto in queste due bustine trasparenti. Il prossimo passo per andare avanti è procurarsi un quaderno non troppo costoso da personalizzare e trasformare in una guida fai da te. Che la forza e la pazienza, e il tempo siano con me!

Colomba fatta in casa con pasta madre

Colomba fatta in casa con pasta madre

Nei periodi di festa la nostra pasta madre non ha pace: tra panettoni, pizze cresciute, colombe e pizze al formaggio, pani e panini, c’è sempre un rinfresco da fare. Per la Pasqua ovviamente non può mancare la colomba fatta in casa con pasta madre. Anche questa, come altre delle nostre ricette, parte dalla base del libro delle Sorelli Simili Pane e roba dolce, per essere poi adattata alla nostre esigenze di pasta madre e di gusto.

Le dosi che trovate qui sotto sono per 1,5 kg di colomba, che possono essere divise in due forme alate da 750 grammi (su Tibiona le trovate a un prezzo giusto e di varie misure).

Per quanto riguarda i tempi di esecuzione occorre calcolare dal primo impasto (al quale si arriva con 250 grammi di pasta madre rinfrescata) circa 12 ore per il secondo impasto, poi altre 3 o 4 per arrivare alla cottura.

Come il panettone, anche la colomba fatta in casa con pasta madre ha bisogno di almeno 24 ore di riposo prima di essere tagliata e mangiata.

1° Impasto

  • 250 g pasta madre
  • 1 uovo
  • 2 tuorli
  • 150 g latte con vaniglia
  • 30 g panna
  • 120 g burro
  • 100 g zucchero
  • 550 g farina Manitoba

Impastare questi ingredienti molto bene, fino a quando l’impasto non diventa liscio (almeno 10 minuti nell’impastatrice); mettere in una ciotola unta di burro e far riposare 12 ore a circa 23/25° (nel forno con la luce accesa, per esempio).
Alla fine del riposo l’impasto deve essere più che raddoppiato.

2° Impasto

  • 30 g zucchero a velo
  • 30 g burro
  • 30 g mandorle tritate
  • 150 g canditi (noi li facciamo in casa, la ricetta la trovate qui)
  • 1 tuorlo
  • 4 g sale
  • vaniglia

Amalgamare bene tutti gli ingredienti, aggiungendo il 1° impasto e far riposare per 20-30 minuti.
Dividere l’impasto nei contenitori e far lievitare per 3-4 ore al caldo.

Glassa

  • 30 g di mandorle tritate
  • 60 g di zucchero
  • 25 g albume di uovo

A fine lievitazione coprire con la glassa, distribuendolo soprattutto sui bordi per non appesantire il centro.
Guarnire con mandorle intere, granella e zucchero a velo.

Cuocere in forno per 25-30 minuti a 180/190°.

Come si diventa insegnanti nel 2014?

Dado a 30 facce
Dado per interrogazioni

Dato che non mi pare ci sia nulla di simile in rete, ecco la mia piccola e presuntuosa guida su come si diventa insegnanti nel 2014. Se l’avessi avuta io mi sarei risparmiato tanti mesi di ricerche e inutili grattacapi. Spero vi possa aiutare!

  1. all’inizio non ci capirai nulla, è normale, stai tranquillo/a
  2. segui costantemente le info sul sito del ministero perché le cose cambiano di mese in mese, di governo in governo, di ministro in ministro: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/home
  3. segui la voce più autorevole sul web, costantemente (iscriviti alla newsletter e leggila): http://diventareinsegnanti.orizzontescuola.it/
  4. per avere l’abilitazione all’insegnamento devi fare il TFA (tirocinio formativo attivo). Dovrebbe essercene uno all’anno. C’è una selezione e poi dei corsi da seguire e l’esame finale. Segui le info sui siti di cui ai punti 1 e 2. Iscriviti ai gruppi facebook dedicati. Per altre info:  http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/tfa
  5. cerca cosa puoi insegnare (si chiamano classi di concorso) qui http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/PRTA-TitoliAccesso/avvio.action e decidi su cosa vuoi puntare
  6. iscriviti alle graduatorie di istituto, ovvero gli albi in cui ti puoi iscrivere per insegnare alla scuola statale (anche se non hai l’abilitazione). Ti devi iscrivere appena riaprono. Riaprono ogni tre anni e sono divise in tre fasce; I fascia: chi ha vinto il concorso, II fascia: chi ha l’abilitazione (TFA o SISS), III fascia: chi non ha l’abilitazione
  7. non confondere queste graduatorie con quelle ad esaurimento, quelle non ti interessano, sono chiuse per sempre, sono quelle per cui eri iscritto/a a una lista che ti permetteva di prendere il ruolo anche senza concorso. Sono chiuse, caput, finite. Ora si entra solo per concorso
  8. chiedimi pure altre info o segnalami eventuali errori/integrazioni da fare
  9. Buona fortuna e condividete! Sempre!

 

(quello nella foto è un dado a 30 facce usato per le interrogazioni)

Pizza di Pasqua al formaggio (anche detta torta di Pasqua)

Pizza di pasqua al formaggio

Questa pizza di Pasqua al formaggio è una specialità pasquale del centro Italia. Si trova in diverse varianti (tipi di formaggi, burro o strutto al posto dell’olio, quantità di uova) dall’Umbria alla Campania. Io vi presento la mia versione biologica, gustosissima ma non eccessivamente pesante.

Divertitevi a cambiare i formaggi utilizzati, ma usate sempre materie prime di qualità e, preferibilmente, farine biologiche.

Ingredienti per la pizza di Pasqua al formaggio:

  • 400 g di pasta madre rinfrescata 2 volte (*)
  • 400 g di farina bio 00
  • 300 g di farina di forza bio manitoba
  • 150 g di pecorino romano grattugiato
  • 150 g di parmigiano grattugiato
  • 350 g di pecorino a cubetti
  • 6 uova bio
  • 100 ml di olio extravergine di oliva
  • latte q.b. per arrivare a 600 ml di liquidi totali
  • 3 cucchiaini di sale
  • 3 cucchiaini di zucchero
  • pepe al gusto
  • un pizzico (circa 2-3 g) di lievito di birra secco (come starter per la pasta madre)
pizza di pasqua al formaggio
Via!
  • Preparate 600 ml di liquidi totali mettendo in un misuratore 6 uova, 100 ml d’olio e latte q.b. a raggiungere 600 ml
  • Sciogliete la pasta madre nel liquido, aggiungete il sale, lo zucchero, un bel po’ di pepe macinato (al vostro gusto) e emulsionate il tutto con una forchetta
  • Aggiungete le farine e il formaggio grattugiato e mescolate grossolanamente con la forchetta e lasciate riposare per 10 minuti, per permettere l’assorbimento della farina
  • Aggiungete un pizzico di lievito di birra secco e impastate nell’impastatrice (per quanto? fate voi, io accendo la macchina per 10′, poi faccio riposare per 5′, poi riaccendo altri 10′, ecc. per un totale di circa 30 minuti, e comunque fino a che l’impasto sia ben “incordato”)
  • Mettete a riposare per 2-3 ore in un luogo caldo. Io metto l’impasto nel forno spento ma con la lampada accesa e un pentolino di acqua bollente che aiuterà la lievitazione con il calore e la massa a non seccarsi con il vapore.
  • Sgonfiate l’impasto, incorporate i cubetti di formaggio e mettete il tutto in 2 forme da plumcake oliate e infarinate e mettetelo a lievitare al caldo fino al raddoppio del volume (sempre 2-3 ore, sempre nel forno spento con lampada accesa e pentolino d’acqua bollente)
  • Scaldate il forno al massimo, infornate e abbassate immediatamente la temperatura a 180°C e cuocete per un’oretta
Buon divertimento!
(*) la mia pasta madre si rinfresca con 50% acqua – 50% farina, se la vostra ha proporzioni diverse adattate la ricetta variando le proporzioni di liquidi/solidi nell’impasto. Per altre indicazioni sulla pasta madre potete leggere la ricetta del panettone.

Fiori di zucca, mode souffle

Da maggio in poi il nostro orto si riempie di fiori di zucca. Così tanto che ‘sti fiori non sappiamo più dove metterli e come cucinarli: vanno a finire nella frittata, nel risotto, nella pasta cacio e pepe, sulla pizza insieme alle alici, nelle zuppe e nei minestroni, insieme alla farina di ceci. Ovviamente la ‘morte loro’ è fritti in pastella, con un’alice e un po’ di mozzarella (o nella versione con feta e menta), ma partendo dal presupposto che non è possibile mangiarli fritti tutti i giorni, ecco che occorre trovare alternative fantasiose, come questo souffle di fiori di zucca.

Ingredienti

  • fiori di zucca
  • 250 gr. di ricotta
  • 3 patate medie, ovvero 3 da patate da 100 gr. l’una, ovvero 300 gr. di patate, tagliate a julienne
  • 1 uovo
  • 50 gr. di provolone grattuggiato
  • 2 alici sottolio fatte a pezzettini
  • timo
  • sale e pepe

Il procedimento è facile e con un po’ di attenzione si possono ottenere delle monodosi molto carine. In questo caso vi serviranno delle cocotte ben imburrate, in cui potrete adagiare i fiori di zucca (lavati e senza pistillo). Il resto degli ingredienti va ben amalgamato in una ciotola e poi versato nelle cocotte.

In forno a 180° per 20-25 minuti.
Una volta cotti, fate raffreddare leggermente i souffle di fiori di zucca e capovolgeteli sul piatto di portata.