Mese: gennaio 2015

Myanmar o Birmania: cose da sapere prima di partire

è stato molto bello, ma non è stato facile. abbiamo trovato una povertà che non ci aspettavamo, accompagnata da sorrisi enormi, paesaggi mozzafiato e scorci urbani desolanti. Ma ci sono delle cose che voglio appuntare, da ricordare e da raccontare.

Prima di tutto: Myanmar o Birmania? Per ragioni politiche, cioè un’avversione al regime che ha imposto il nuovo nome preferisco usare il nome storico, cambiato nel 1989, e la sua versione inglese, Burma.

Trasporti
Spostarsi in Birmania, se si è turisti, è abbastanza facile: ci sono voli low cost che raggiungono in un’ora tutte le località in cui i turisti sono graditi. Se invece si vuole uscire un po’ dal seminato tutto si fa complicato (forse perchè non è molto gradito il turista fai da te che guarda, parla, etc): non ci sono trasporti pubblici, se non le mitiche ferrovie birmane, risalenti alla colonizzazione inglese, e prendere un pullman vuol dire essere pronti a stare 14 ore seduti per fare 400 km, su strade sterrate, con l’aria condizionata fissa a 15 gradi mentre fuori ce ne sono 35, con la polizia che controlla documenti e passeggeri ad libitum (4 volte nel nostro viaggio di 400 km). In città poche macchine private, pochi bus pubblici, solo taxy. Nei villaggetti carretti a cavallo e risciò. A Bagan siamo anche riusciti ad affittare due bici sgangherate per guardare con tranquillità le zone meno turisti.

Acqua
In Birmania, escludendo le grandi città, non c’è acqua corrente: nei villaggi più fortunati l’acqua per bere si prende dai pozzi, nelle zone aride l’acqua potabile viene distribuita in bidoni. Per tutto il resto c’è l’acqua del fiume; tutto il resto vuol dire lavarsi, cucinare, innaffiare, dissetare gli animali, senza discriminazioni tra dove si scarica e dove si attinge.

Elettricità
La Birmania ha notevoli risorse petrolifere, sfruttate con accordi ad hoc da multinazionali che hanno fatto affari con la giunta militare; l’elettricità però in alcune zone è un lusso a intermittenza. Le infrastrutture sono pali di legno con milioni di fili attaccati, fili penzolanti ai quali ogni tanto si sbatte la testa. Niente lampioni, niente televisori, buio pesto e stelle in evidenza, molto romantico per una vacanza, non molto comodo per viverci.

Il piccolo veicolo: il buddhismo Theravada
In Birmania la maggioranza della popolazione è buddista, e pratica il buddismo theravada (differente dal più noto buddhismo mahayana; ma la storia è lunga, wikipedia la spiega meglio di me). In particolare la tradizione birmana è vissuta sentitamente soprattutto nel monachesimo: tutti i birmani buddisti (89%) almeno una volta nella vita devono farsi monaci, cioè vivere l’esperienza della vita in convento. Questo fa si che le cerimonie relative all’entrata in convento siano sentite come e più dei sacramenti nella religione cattolica: si organizzano vere e proprie feste di paese e la comunità partecipa offrendo qualsiasi tipo di bene possa servire al monaco e al convento. è impressionante vedere come in un paese così povero sia preoccupazione di tutti dare da mangiare ai monaci e pensare al loro sostentamento.

Monk e Nun
Nel buddhismo theravada non ci sono solo i monaci ma anche le suore, anche se nel loro caso non si ha una cerimonia di ordinazione e nessuno obbligo. Le ragazze possono entrare in convento molto piccole, come del resto i ragazzi, e frequentare lì la scuola. Seguono gli stessi ritmi di meditazione e questua degli uomini ma con delle piccole differenze: ai monaci si possono donare cibi pronti, alle donne invece solo cibi da cucinare…

Superstizione
Oltre al buddhismo in Birmania c’è una corrente animista molto forte: si venerano anche i nat, gli spiriti, e si crede molto nell’astrologia e nell’influenza che stelle e stregoni possono avere nella propria vita. A volte gli stregoni sono talmente potenti da cambiare il corso della storia, come quella volta che un consigliere disse al generalissimo che ‘sarebbe arrivato un pericolo da destra’: da allora il senso di marcia delle automobili è cambiato. Prima le macchine avevano il volante a destra e guidavano occupando la corsia di sinistra, come in Gran Bretagna e nelle ex colonie; dopo la premonizione hanno dovuto occupare la corsia di destra: il risultato è che ci sono sia macchina con la guida a destra, sia macchine con la guida a sinistra che si arrabbattano cercando di mantenere sempre la destra.

Uomini con la gonna
Ovvero il Longyi, la gonna tradizionale birmania indossata dagli uomini. Tutti la indossano, dai bambini che vanno a scuola ai vecchietti. E i turisti non sono da meno: dopo il secondo giorno in Birmania tutti indossano il longyi, liberati finalmente dal pregiudizio sulla gonna e apprezzata la sua comodità.

Thanaka, ovvero il cosmetico più usato in Birmania
Ci sono cose per cui la Birmania rimane autentica, e una di queste è sicuramente la thanaka, la crema protettiva che tutte le donne e la maggiorparte dei ragazzi si spalmano tutti i giorni. La thanaka è ricavata dalla corteccia di un albero (Limonia acidissima) e viene spalmata in abbondante quantità per proteggersi dal sole.

Betel
Denti nere e labbra rosse: questo è il risultato della masticazione del betèl, oltre alle numerosissime chiazze su pavimenti e superficie vari. Il betèl è una specie di droga nazionale legale, che viene masticata da tutti gli uomini da 16 anni in su. Si tratta delle noci di una palma locale (Areca catechu) che vengono spezzate, aromatizzate e mescolate con colla di riso e poi ripiegate dentro una foglia. Il risultato è un cartoccetto verde venduto a tutti gli angoli delle strade che viene masticata e sputato con una frequenza imbarazzante.

Plastica (maledetta)

Il primo segno del consumismo arriva con la plastica: è desolante trovarla ammucchiata dietro una pagoda, nel letto di un fiume, sotto una palafitta, ammassata nell’angolo di un lago, ed è ancora peggio vederla sotto una casa e sentirla bruciare con il suo odore tossico. Ci seppellirà prima o poi.

 

NdR

myanmar o birmania

Per il prossimo viaggio NON comprare la Lonely Planet: sta diventando ormai sempre di più solo una lista di informazioni già vecchie. Piuttosto leggere la letteratura di qualsiasi tipo! Per questo viaggio in Myanmar o Birmania abbiamo imparato più da Orwell (Giorni In Birmania, il suo primo libro, illuminante sulla vita nelle colonie inglesi e anche sulla formazione dell’autore) e da Cronache Birmane di Guy Delisle che dalla guida. E da Terzani, che con alcune pagine di ‘Un indovino mi disse’, ci ha illuminati su spiriti e superstizioni.