Etiqette

8 maggio 2017
di Et-admin
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Pesce sostenibile: quale scegliere?

Questo è un argomento su cui da tanto tempo in famiglia discutiamo, cerchiamo informazioni e continuiamo a incrociare vari dati.
La nostra cucina cerca di essere sempre sostenibile: cerchiamo di coltivare nel nostro orto più cose possibili, sperimentando la difficoltà di alcune colture e soprattutto di alcuni raccolti, abbiamo un pollaio per le uova e la carne bianca, un pastore di fiducia da cui comprare il pecorino e la ricotta, un norcino locale per comprare ogni tanto della carne rossa e per il resto cerchiamo di affidarci a una grande distribuzione che tuteli i lavoratori e la filiera, scegliendo prodotti solidal e biologici. Il tutto ovviamente spendendo in maniera oculata. Per il pesce però è un dramma: già nella provincia non c’è tanta scelta, i prezzi arrivano alle stelle ed è davvero difficile riuscire a mangiare pesce sostenibile.

In questo marasma di informazioni alcune ci hanno aiutato molto: quest’estate nel bellissimo Oceanario di Lisbona abbiamo trovato diversi spazi dedicati all’informazione su questo tema e questo

piccolo ma utile opuscolo su quali tipi di pesce scegliere tra le specie più abbondanti, quelle catturate o allevate in maniera sostenibile e rispettando l’ambiente.

Poi altre indicazioni le abbiamo trovato sul nostro libro guida dell’anno, quello che ci ha raccontato più cose sul cibo, cose di quelle che non ti chiedi mai ma che comunque vorresti sapere, il libro che abbiamo regalato a tutti i nostri amici (si, qualcuno non lo ha letto, lo sappiamo, ma guardate che vi state perdendo la ricetta perfetta dell’Hummus!) e che teniamo sempre a portate di mano. Parliamo di Infofood. Guida infografica al cibo, traduzione di Taste, il libro di Laura Rowe che raccoglie tantissime infografiche sul cibo. Nel capitolo dedicato ai prodotti provenienti dall’acqua c’è un pratico schema con i profili dei pesci sostenibili o meno, in base al metodo di pesca, al numero di esemplari, alla riproducibilità della specie e al suo consumo.

Un’altra guida la fornisce Greenpeace (veramente mini a dir la verità, che potete scaricare riempiendo il modulo in questa pagina) con interessanti informazioni su come si legge l’etichetta del pescato e su alcuni pesci da preferire a seconda delle stagioni.

In rete si trova anche il sito SlowFish, con molte informazioni interessanti (anche se alcuni link, soprattutto quelli dei contatti dei pescatori italiani, sono un po’ datati) e da dove è possibile scaricare la guida SlowFish di SlowFood (disponibile per il download a questo link), illuminante su alcuni argomenti.

 

Quindi, analizzate tutte le fonti, letto tutto quello che c’era da leggere, ecco i criteri che cerchiamo di seguire per mangiare pesce sostenibile.

Controllare la stagionalità dei pesci: sapevate che anche i pesci hanno una stagionalità? Io no, l’ho scoperto leggendo questa guida: il modo giusto per mangiare pesce in maniera sostenibile è infatti è evitare il periodo in cui i pesci sono in fase riproduttiva. Seguendo questo calendario possiamo quindi mangiare in Primavera lo sgombro e la gallinella, in estate la sogliola e l’orata, tutto l’anno il cefalo, la mormora, lo zerro o l’occhiata. Nella guida si trovano anche ricette per provare a cucinare i pesci meno noti dei nostri mari.

No al pesce d’allevamento: uno dei dilemmi di fronte al banco del pesce è quello degli allevamenti e della salubrità dei pesci allevati in cattività. Se da un lato infatti l’acquacultura sembra meno crudele di alcuni tipi di pesca, dall’altro lato le condizioni di vita dei pesci (anche gli allevamenti in acqua possono essere intensivi…) e il loro trattamento con mangimi chimici e antibiotici ci frena sempre nell’acquisto (anche se economico). C’è da dire inoltre che gli allevamenti non fanno proprio bene all’ambiente circostante (tutti questi prodotti chimici da qualche parte dovranno pur finire) e che, paradossalmente, tutto il pesce pescato utilizzato per nutrire i pesci carnivori degli allevamenti, potrebbe essere usato direttamente per l’alimentazione umana.

No ai pesci piccoli: la taglia dei pesci è molto importante! La maggior parte dei pesci, molluschi e crostacei hanno una ‘taglia minima’ al di sotto della quale non possono essere pescati e commercializzati. Questa norma serve a proteggere i pesci piccoli, appena nati o non ancora arrivati a maturità, e quindi a garantire la loro riproduzione e la loro sopravvivenza.

Sì ai pesci strani, che poi non sono strani, sono solo meno conosciuti, e quindi fuori dal tradizione mercato. Il pesce castagna, per esempio, e il pesce spatola (o bandiera o come lo volete chiamare) sono alcune delle nostre recenti e amatissime scoperte. Si trovano solo nella stagione giusta, sono locali, saporiti e costano poco. Meglio di così!

Sì ai pesci certificati. Rinunciare al tonno non è facile, e se proprio non riusciamo a farne a meno compriamo il tonno pescato a canna certificato da Friend of the Sea. Idem per il merluzzo: solo baccalà certificato MSC.

 

27 aprile 2017
di Et-admin
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Sole cuore amore

Esce tra pochi giorni il nuovo film di Daniele Vicari. L’ho visto in anteprima al Festival del Cinema di Roma perchè ci recita e ci balla una cara amica, Eva Grieco, e merita di essere visto e raccontato.

La storia di cronaca si intreccia con il racconto di storie di vita reale, di chi fatica e lotta per vivere, alla propria maniera, senza compromessi o cercando di caversela tra i compromessi quotidiani del lavoro, dei soldi, della famiglia e della felicità.

Il racconto è così reale da sembrare inventato: il giorno dopo l’anteprima sui blog si leggevano dichiarazioni che denunciavano l’esagerazione nel racconto della vita di una delle protagonista, la povertà estrema da sembrare incredibile.

E invece è tutto vero.

 

26 aprile 2017
di Et-admin
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etiqette è vivo, etico e sostenibile

stanotte
ho sognaaaatto

che facevamo un sito di riciclaggio etcetc
e si chiama

ETIQette

mo registro il sito

 

era il 18 Febbraio 2010.

Il dominio l’ho comprato il giorno stesso, ma poi le vicende della vita e del lavoro me lo hanno fatto tenere spento lì per un po’ di tempo, fino a ottobre 2011, quando ho cominciato a scriverci sopra robe di marketing e social media, di cose che stavo studiando al momento.

In mezzo ci erano stati due cambi di lavoro, un periodo di disoccupazione, un matrimonio (viva!), un marito in cassa integrazione e il progetto di una casa.

E poi etiqette è stato anche un progetto creativo condiviso, un sito/casa dove potere lavorare in due, per raccontare cose soprattutto di musica e parole, un ufficio stampa di produzione musicale con nuovi media e interazioni da gestire. Qquel progetto è stato anche in un altro blog, chissà perché, e ora è qui negli articoli dell’autore etiqappunti.

Ma poi le vicende della vita e del lavoro lo hanno tenuto ancora spento fino a oggi.

In mezzo c’era stata una lunga disoccupazione, un periodo da free-lance, un nuovo lavoro e poi un progetto imprenditoriale in piedi ancora oggi. Una casa da costruire, una da ristrutturare, un orto e una campagna da curare, i viaggi, la bici e gli amici.

In mezzo ci sono stati tanti, troppi blog scritti per far parlare gli altri, per dar voce ai brand paganti, per lanciare un prodotto, un’attività, per raccontare in modo efficace la vita di qualcun altro e mai questa, quella che era nel progetto di etiqette.

Da oggi allora si ricomincia con il blog di etiqette, che non è un blog di riciclaggio di denaro sporco, ma un blog in cui raccontare come stiamo cercando di affrontare la vita in modo etico e sostenibile, senza estremizzare, con leggerezza e impegno.

15 marzo 2016
di Et-admin
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Alla ricerca di sedie: come è entrata in casa la sedia basculante

Ci sono cose in casa per cui vale la pena spendere un po’: le lampade a led, le valvole termostatiche, le finestre, le pentole e le padelle eterne.
Se poi la vostra casa funziona anche come studio/ufficio, cioè se passate tutto il giorno dietro allo schermo del pc a fare e scrivere cose che i vostri genitori non capiscono, avrete bisogno di altre tre cose: una connessione veloce, una scrivania grande sui cui lavorare mangiare prendere appunti e una sedia o uno sgabello basculante.

Sulla prima cosa della lista ho poco da dire: la fibra arriva a casa vostra? Bene, tutto il resto è noia.
Sulla grandezza della scrivania non ho dubbi: deve essere il più grande possibile, con una buona luce, spazio per decine di portapenne con penne che non usate più e per tenere in carica tutti i dispositivi elettronici che avete (in contemporanea ovviamente) e con una bacheca consolante dove tenere cose belle, facce belle e appunti indimenticabili.

Sulla terza prima o poi ho intenzione di scrivere trattati interi con titoli acchiappaclic tipo ‘Sconfiggi la cervicale dondolando’ o ‘Mille e una contorsioni sotto la scrivania’ o ancora ‘Scopri come eliminare la cellulite seduta alla tua scrivania!’ (ora vado a registrare gli appositi domini, così non mi potete rubare i titoli…), intanto mi porto avanti con un articolo di blog.

La dimensione lavorativa di free-lance non ti permette di vivere decentemente ma ti permette di scaricare le spese e di preoccuparti della tua salute (ché figurarsi se un datore di lavoro si preoccupa della tua schiena o della tua cervicale) e dopo molto patire alla ricerca di una sedia giusta mi sono regalata una sedia basculante, conosciuta da noi in tempi passati come la sedia Stokke, ossia la sedia Varier Variable. Oggi il marchio Stokke è rimasto solo per la linea bambini (che comprende il famoso e famigerato trespolo seggiolone evolutivo Tripp Trapp, culle e lettini, passeggini da fuoripista e altre utilità di design) mentre le sedute sono sotto il marchio Varier.

Come mi ci trovo? Dopo 3 anni di uso pieno e quotidiano posso dire ‘molto bene’. Il mio problema principale con le altre sedie era un fastidioso dolore cervicale soprattutto alla sera, problema che è totalmente scomparso. Ovviamente per abituarsi a basculare ci è voluto un po’: la prima settimana si perde l’equilibrio ad ogni movimento, però il corpo si adatta, assume una nuova postura e incomincia automaticamente a dondolare. Purtroppo la prova di un pomeriggio non  basta per rendersi conto dell’effetto, perchè la comodità si raggiunge solo dopo un po’. Il consiglio è di acquistarla e se proprio non riuscite a trovare la vostra dimensione rivendetela, intanto si rivende bene anche a prezzo pieno (non se ne trovano molte usate).

Il colore che vedete nella foto è Ruggine con telaio nero. Il prezzo è un po’ caro e purtroppo non c’è modo di trovarla a prezzo inferiore, neanche online. Anche i tempi di acquisto, per alcuni colori particolari sono molto lunghi, perciò preparatevi ad aspettare, o a prendere il colore disponibile.

14 gennaio 2015
di etiqappunti
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Myanmar o Birmania: cose da sapere prima di partire

è stato molto bello, ma non è stato facile. abbiamo trovato una povertà che non ci aspettavamo, accompagnata da sorrisi enormi, paesaggi mozzafiato e scorci urbani desolanti. Ma ci sono delle cose che voglio appuntare, da ricordare e da raccontare.

Prima di tutto: Myanmar o Birmania? Per ragioni politiche, cioè un’avversione al regime che ha imposto il nuovo nome preferisco usare il nome storico, cambiato nel 1989, e la sua versione inglese, Burma.

Trasporti
Spostarsi in Birmania, se si è turisti, è abbastanza facile: ci sono voli low cost che raggiungono in un’ora tutte le località in cui i turisti sono graditi. Se invece si vuole uscire un po’ dal seminato tutto si fa complicato (forse perchè non è molto gradito il turista fai da te che guarda, parla, etc): non ci sono trasporti pubblici, se non le mitiche ferrovie birmane, risalenti alla colonizzazione inglese, e prendere un pullman vuol dire essere pronti a stare 14 ore seduti per fare 400 km, su strade sterrate, con l’aria condizionata fissa a 15 gradi mentre fuori ce ne sono 35, con la polizia che controlla documenti e passeggeri ad libitum (4 volte nel nostro viaggio di 400 km). In città poche macchine private, pochi bus pubblici, solo taxy. Nei villaggetti carretti a cavallo e risciò.

Acqua
In Birmania, escludendo le grandi città, non c’è acqua corrente: nei villaggi più fortunati l’acqua per bere si prende dai pozzi, nelle zone aride l’acqua potabile viene distribuita in bidoni. Per tutto il resto c’è l’acqua del fiume; tutto il resto vuol dire lavarsi, cucinare, innaffiare, dissetare gli animali, senza discriminazioni tra dove si scarica e dove si attinge.

Elettricità
La Birmania ha notevoli risorse petrolifere, sfruttate con accordi ad hoc da multinazionali che hanno fatto affari con la giunta militare; l’elettricità però in alcune zone è un lusso a intermittenza. Le infrastrutture sono pali di legno con milioni di fili attaccati, fili penzolanti ai quali ogni tanto si sbatte la testa. Niente lampioni, niente televisori, buio pesto e stelle in evidenza, molto romantico per una vacanza, non molto comodo per viverci.

Il piccolo veicolo: il buddhismo Theravada
In Birmania la maggioranza della popolazione è buddista, e pratica il buddismo theravada (differente dal più noto buddhismo mahayana; ma la storia è lunga, wikipedia la spiega meglio di me). In particolare la tradizione birmana è vissuta sentitamente soprattutto nel monachesimo: tutti i birmani buddisti (89%) almeno una volta nella vita devono farsi monaci, cioè vivere l’esperienza della vita in convento. Questo fa si che le cerimonie relative all’entrata in convento siano sentite come e più dei sacramenti nella religione cattolica: si organizzano vere e proprie feste di paese e la comunità partecipa offrendo qualsiasi tipo di bene possa servire al monaco e al convento. è impressionante vedere come in un paese così povero sia preoccupazione di tutti dare da mangiare ai monaci e pensare al loro sostentamento.

Monk e Nun
Nel buddhismo theravada non ci sono solo i monaci ma anche le suore, anche se nel loro caso non si ha una cerimonia di ordinazione e nessuno obbligo. Le ragazze possono entrare in convento molto piccole, come del resto i ragazzi, e frequentare lì la scuola. Seguono gli stessi ritmi di meditazione e questua degli uomini ma con delle piccole differenze: ai monaci si possono donare cibi pronti, alle donne invece solo cibi da cucinare…

Superstizione
Oltre al buddhismo in Birmania c’è una corrente animista molto forte: si venerano anche i nat, gli spiriti, e si crede molto nell’astrologia e nell’influenza che stelle e stregoni possono avere nella propria vita. A volte gli stregoni sono talmente potenti da cambiare il corso della storia, come quella volta che un consigliere disse al generalissimo che ‘sarebbe arrivato un pericolo da destra’: da allora il senso di marcia delle automobili è cambiato. Prima le macchine avevano il volante a destra e guidavano occupando la corsia di sinistra, come in Gran Bretagna e nelle ex colonie; dopo la premonizione hanno dovuto occupare la corsia di destra: il risultato è che ci sono sia macchina con la guida a destra, sia macchine con la guida a sinistra che si arrabbattano cercando di mantenere sempre la destra.

Uomini con la gonna
Ovvero il Longyi, la gonna tradizionale birmania indossata dagli uomini. Tutti la indossano, dai bambini che vanno a scuola ai vecchietti. E i turisti non sono da meno: dopo il secondo giorno in Birmania tutti indossano il longyi, liberati finalmente dal pregiudizio sulla gonna e apprezzata la sua comodità.

Thanaka, ovvero il cosmetico più usato in Birmania
Ci sono cose per cui la Birmania rimane autentica, e una di queste è sicuramente la thanaka, la crema protettiva che tutte le donne e la maggiorparte dei ragazzi si spalmano tutti i giorni. La thanaka è ricavata dalla corteccia di un albero (Limonia acidissima) e viene spalmata in abbondante quantità per proteggersi dal sole.

Betel
Denti nere e labbra rosse: questo è il risultato della masticazione del betèl, oltre alle numerosissime chiazze su pavimenti e superficie vari. Il betèl è una specie di droga nazionale legale, che viene masticata da tutti gli uomini da 16 anni in su. Si tratta delle noci di una palma locale (Areca catechu) che vengono spezzate, aromatizzate e mescolate con colla di riso e poi ripiegate dentro una foglia. Il risultato è un cartoccetto verde venduto a tutti gli angoli delle strade che viene masticata e sputato con una frequenza imbarazzante.

Plastica (maledetta)

Il primo segno del consumismo arriva con la plastica: è desolante trovarla ammucchiata dietro una pagoda, nel letto di un fiume, sotto una palafitta, ammassata nell’angolo di un lago, ed è ancora peggio vederla sotto una casa e sentirla bruciare con il suo odore tossico. Ci seppellirà prima o poi.

 

NdR

Per il prossimo viaggio NON comprare la Lonely Planet: sta diventando ormai sempre di più solo una lista di informazioni già vecchie. Piuttosto leggere la letteratura di qualsiasi tipo! Per questo viaggio in Myanmar o Birmania abbiamo imparato più da Orwell (Giorni In Birmania, il suo primo libro, illuminante sulla vita nelle colonie inglesi e anche sulla formazione dell’autore) e da Cronache Birmane di Guy Delisle che dalla guida. E da Terzani, che con alcune pagine di ‘Un indovino mi disse’, ci ha illuminati su spiriti e superstizioni.

 

11 aprile 2014
di etiqappunti
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Come si diventa insegnanti nel 2014?

Dado a 30 facce

Dado per interrogazioni

Dato che non mi pare ci sia nulla di simile in rete, ecco la mia piccola e presuntuosa guida per diventare insegnanti nel 2014. Se l’avessi avuta io mi sarei risparmiato tanti mesi di ricerche e inutili grattacapi. Spero vi possa aiutare!

  1. all’inizio non ci capirai nulla, è normale, stai tranquillo/a
  2. segui costantemente le info sul sito del ministero perché le cose cambiano di mese in mese, di governo in governo, di ministro in ministro: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/home
  3. segui la voce più autorevole sul web, costantemente (iscriviti alla newsletter e leggila): http://diventareinsegnanti.orizzontescuola.it/
  4. per avere l’abilitazione all’insegnamento devi fare il TFA (tirocinio formativo attivo). Dovrebbe essercene uno all’anno. C’è una selezione e poi dei corsi da seguire e l’esame finale. Segui le info sui siti di cui ai punti 1 e 2. Iscriviti ai gruppi facebook dedicati. Per altre info:  http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/tfa
  5. cerca cosa puoi insegnare (si chiamano classi di concorso) qui http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/PRTA-TitoliAccesso/avvio.action e decidi su cosa vuoi puntare
  6. iscriviti alle graduatorie di istituto, ovvero gli albi in cui ti puoi iscrivere per insegnare alla scuola statale (anche se non hai l’abilitazione). Ti devi iscrivere appena riaprono. Riaprono ogni tre anni e sono divise in tre fasce; I fascia: chi ha vinto il concorso, II fascia: chi ha l’abilitazione (TFA o SISS), III fascia: chi non ha l’abilitazione
  7. non confondere queste graduatorie con quelle ad esaurimento, quelle non ti interessano, sono chiuse per sempre, sono quelle per cui eri iscritto/a a una lista che ti permetteva di prendere il ruolo anche senza concorso. Sono chiuse, caput, finite. Ora si entra solo per concorso
  8. chiedimi pure altre info o segnalami eventuali errori/integrazioni da fare
  9. Buona fortuna e condividete! Sempre!

 

(quello nella foto è un dado a 30 facce usato per le interrogazioni)

27 marzo 2013
di etiqappunti
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Pizza (o torta) di Pasqua al formaggio

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Ingredienti:

  • 400 g di pasta madre rinfrescata 2 volte (*)
  • 400 g di farina bio 00
  • 300 g di farina di forza bio manitoba
  • 150 g di pecorino romano grattugiato
  • 150 g di parmigiano grattugiato
  • 350 g di pecorino a cubetti
  • 6 uova bio
  • 100 ml di olio extravergine di oliva
  • latte q.b. per arrivare a 600 ml di liquidi totali
  • 3 cucchiaini di sale
  • 3 cucchiaini di zucchero
  • pepe al gusto
  • un pizzico (circa 2-3 g) di lievito di birra secco (come starter per la pasta madre)
Questa torta salata è una specialità pasquale del centro Italia. Si trova in diverse varianti (tipi di formaggi, burro o strutto al posto dell’olio, q.tà di uova) dall’Umbria alla Campania. Io vi presento la mia versione biologica, gustosissima ma non eccessivamente pesante.
Divertitevi a cambiare i formaggi utilizzati, ma usate sempre materie prime di qualità e, preferibilmente, biologiche.
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Via!
  • Preparate 600 ml di liquidi totali mettendo in un misuratore 6 uova, 100 ml d’olio e latte q.b. a raggiungere 600 ml
  • Sciogliete la pasta madre nel liquido, aggiungete il sale, lo zucchero, un bel po’ di pepe macinato (al vostro gusto) e emulsionate il tutto con una forchetta
  • Aggiungete le farine e il formaggio grattugiato e mescolate grossolanamente con la forchetta e lasciate riposare per 10 minuti, per permettere l’assorbimento della farina
  • Aggiungete un pizzico di lievito di birra secco e impastate nell’impastatrice (per quanto? fate voi, io accendo la macchina per 10′, poi faccio riposare per 5′, poi riaccendo altri 10′, ecc. per un totale di circa 30 minuti, e comunque fino a che l’impasto sia ben “incordato”)
  • Mettete a riposare per 2-3 ore in un luogo caldo. Io metto l’impasto nel forno spento ma con la lampada accesa e un pentolino di acqua bollente che aiuterà la lievitazione con il calore e la massa a non seccarsi con il vapore.
  • Sgonfiate l’impasto, incorporate i cubetti di formaggio e mettete il tutto in 2 forme da plumcake oliate e infarinate e mettetelo a lievitare al caldo fino al raddoppio del volume (sempre 2-3 ore, sempre nel forno spento con lampada accesa e pentolino d’acqua bollente)
  • Scaldate il forno al massimo, infornate e abbassate immediatamente la temperatura a 180°C e cuocete per un oretta
Buon divertimento!
(*) la mia pasta madre si rinfresca con 50% acqua – 50% farina, se la vostra ha proporzioni diverse adattate la ricetta variando le proporzioni di liquidi/solidi nell’impasto.

26 gennaio 2013
di etiqappunti
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Monte Gennaro Trekking

Uscire alle 10 di mattina con il tuo compagno/compagna e due amici e salire a piedi fino alla cima di Monte Gennaro (1271m s.l.m.).

Mangiare un panino con gli avanzi della grigliata della sera precedente, e ripartire. Attraversare un altopiano carsico, ricoperto d’estate da erba finissima rasa dagli animali da pascolo, e trovarlo invece coperto di neve.

Guardare i riflessi del sole.

Incamminarsi verso casa.

Si son fatte le 18:30.

E’ la vita che voglio fare.

gennaro

Orario inizio: 01/26/2013 09:55

Orario fine: 01/26/2013 18:22

Distanza: 15,7 km (08:10)

Tempo movimento: 04:41

Media segmento attuale: 1,9 km/h

Media veloc. mov.: 3,3 km/h

Altitudine minima: 304 m

Altitudine massima: 1327 m

Velocità di salita: 275,9 m/h

Velocità di discesa: -299,3 m/h

Guadagno di elevazione: 1054 m

Perdita di elevazione: -1038 m

Tempo di salita: 03:49

Tempo di discesa: 03:28

13 settembre 2012
di etiqappunti
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Frittata di spaghetti

Questo piatto della tradizione popolare è piuttosto economico e molto calorico. In tempo di crisi è perfetto. Oltretutto è incredibilmente gustoso. Non è indicato per chi è a dieta.

  • 500g di spaghetti bio
  • 150g di formaggio dal gusto forte in offerta (caciocavallo, pecorino, provolone)
  • 150g di gambuccio (è la parte finale del prosciutto e molti supermercati lo svendono a una decina di euro al kg)
  • 4 uova bio
  • un filo d’olio extravergine
  • due cucchiai di parmigiano grattuggiato
  • sale
  • pepe

In un recipiente capiente sbattete le uova con un pizzico di sale. Aggiungete il parmigiano grattuggiato e amalgamate. Tagliate a dadini il gambuccio e il formaggio.

Lessate gli spaghetti in abbondante acqua salata e scolateli bene al dente. Lasciateli raffreddare un paio di minuti rigirandoli (attenzione che non si attacchino). Uniteli alle uova e mescolate ripetutamente. Quando si sarà freddata ancora un po’ unite il gambuccio e il formaggio, spolverate con abbondante pepe e mescolate ancora. Il pappone è pronto per la padella.

Scaldate molto bene (il segreto della frittata è tutto lì) una padella con fondo alto, ungetela con un filo d’olio e versate il pappone. Coprite con un coperchio e attendete che si abbrustolisca (circa 5′) il lato A. Giratela aiutandovi con il coperchio e abbrustolite anche il lato B (altri 5′).

Ecco qui il risultato. Notate l’abbrustolimento. Alta cucina.

Ricordate bene: se riuscite ad attendere una mezz’ora (ma ne dubito) la frittata di spaghetti sarà almeno 15 volte più buona.

11 settembre 2012
di etiqappunti
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Le Lande in bici (pieghevole)

Tutto ha avuto inizio così: les landes a velo

  • Dove: Lande (Aquitania, Francia)
  • Percorso: Bordeaux, Lacanau, Lacanau Ocean, Andernos les bains, La Teste de Buch, Dune du Pyla, Biscarrosse, Mimizan, Contis les bains, Lit et Mixe, Morcenx (il link alla mappa del percorso)
  • Quando: Agosto 2012
  • Come: in bici pieghevole con ruote da 20′, 7 marce
  • Difficoltà: facile
  • Allenamento necessario: nessuno, pappamolla
  • km percorsi: 350
  • giorni: 11 (inclusi viaggi A/R da e per Roma)
  • Clima: molto caldo, fino a 38°C (ma era una stagione eccezionale, in genere fa un po’ più fresco)
  • Spirito: relax assoluto, fare bei bagni, assaggiare le specialità culinarie del luogo
  • Equipaggiamento: zaino da 35 litri (legato al portapacchi della bici), 3 magliette, 3 mutande, 3 calzini (si lava nel bagno dell’alloggio ogni 2gg, quindi meglio scegliere quelli col bagno in camera), felpa, k-way, qualche attrezzo (chiave universale, brugole), camera d’aria di riserva, pompa, borraccia, ciabatte, asciugamani microfibra

andernos les bains

Consigli per chi vuole fare questo giro:

  • Consigliato a chi ama i paesaggi di mare. Spiagge immense, anche totalmente deserte. Mare grosso, dove però è quasi sempre possibile fare il bagno (meglio nelle spiagge sorvegliate dai baywatchers). Per il resto non c’è tantissimo da vedere (non ci sono chiese-borghi-torri-musei).
  • Il percorso è semplice, quasi totalmente su pista ciclabile con asfalto più o meno nuovo. Tutta pianura, un pochino di collina.
  • La Duna di Pyla è un sito spettacolare e da vedere ma stracolmo di turisti. Cercate di andare al mattino presto o al tramonto.
  • Non perdetevi il bacino di Arcachon. State almeno due giorni per capire come si vive con la marea che prosciuga letteralmente il bacino e lascia le barche a secco. Visitate almeno un villaggio ostricolo, anche se non amate le ostriche.
  • Sempre nel bacino di Arcachon fate il giro in bici del parco ornitologico a Le Teich: un paio di chilometri su una lingua di terra in mezzo ad un incredibile paesaggio lunare.

duna di pyla

Cibo:

  • Da non perdere le specialità locali: le Ostriche, l’Anatra Confit e il Foie Gras
  • Sulla costa il pesce è cucinato decentemente.
  • Il Vino, neanche a dirlo, è ottimo. Bianco, Rosso o Rosato bello fresco, non ci hanno mai deluso pur non spendendo mai cifre elevate (con 15-20 euro si beve un buon vino)

contis les bains

Consigli generali per il cicloturista:

  • Prenotate gli alloggi o perderete due ore al giorno per cercarne uno che non sia sperduto, troppo caro, troppo topaia.
  • Se avete un gps o telefonino col gps, usatelo. Tracciate la vostra rotta (ad esempio con OruxMap) e condividetela su uno dei tanti siti disponibili (gpsies.com, per esempio) come abbiamo fatto noi. Mettete una stellina sull’alloggio che dovete raggiungere. Quando siete stanchi vi farà comodo sapere già dove dovete andare.
  • Quando pedalate: niente sulle spalle. Noi viaggiamo con zaino 35 litri legato con una “cinghia fissaggio con tensore” sul porta pacchi e una borsetta leggera (con portafogli, macchina fotografica e borraccia) legata sul manubrio.

Buon viaggio.